TEATRO DAL VERME
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

72ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali



Direttore: James Feddeck
Orchestra I Pomeriggi Musicali


Weber, Oberon, ouverture
Beethoven, Sinfonia n. 8 in Fa maggiore op. 93
Schumann, Sinfonia n. 3 in Mib maggiore op. 97 “Renana”

PROGRAMMA

Karl Maria von Weber

Ouverture da Oberon

 

Ludwig van Beethoven

Sinfonia n. 8 in Fa maggiore op. 93

Allegro vivace e con brio

Allegretto scherzando

Tempo di Menuetto

Allegro vivace

 

Robert Schumann

Sinfonia n. 3 in Mi bemolle maggiore op. 97 “Renana”

Lebhaft

Scherzo: Sehr mäßig

Nicht schnell

Feierlich

Lebhaft


Note a margine Renato Meucci


Freischütz nel 1821, Euryanthe nel 1823, Oberon nel 1826, ossia le tre maggiori opere di Weber, non sono certo le prime opere composte in tedesco, bensì le prime espressioni consapevoli e compiute di un nuovo spirito e di nuovi ideali estetici ed etici germanici, che Weber aveva assimilato dalla letteratura e dalla filosofia”. Riprendo questa frase del celebre germanista e musicologo Franco Serpa per accennare alla strana sorte dell’ultima delle tre, forse la più consapevole nella sua originalità e pagina conclusiva nella fondazione appunto di un teatro musicale tedesco. Colossale il successo che coronò la breve carriera musicale di Weber, con un vero e proprio trionfo. Ma paradossale è che quest’opera destinata a costituire una pietra miliare nella fondazione del melodramma romantico tedesco, sia stata ascoltata dall’autore solo in lingua inglese, visto che dopo la trionfale prima al Covent Garden non vi fu tempo per poter mettere a punto la versione tedesca, giacché egli morì di lì a poco mentre si trovava ancora a Londra.

La musica ha qualcosa di unico, a partire dalle tre note iniziali del corno, che aprono a una dimensione idilliaca e a una concezione della realtà in cui c’è posto per elfi, maghi, per i personaggi dei Grimm e di Brentano. E non è dunque un caso che il suo più strenuo sostenitore sia stato proprio Wagner, che di quell’atmosfera avrebbe fatto fertile tesoro utilizzandola come fondale e come spunto per i suoi melodrammi germanici.

 

Beethoven sinfonico: e otto! Sì, siamo giunti così all’ottavo appuntamento con le sinfonie beethoveniane e per l’ultima volta tornerò su un argomento che immagino stia per annoiare il lettore che dovesse aver letto tutte gli altri commenti precedenti, in particolare proprio quelli riguardanti le altre sinfonie di Beethoven. Perfino un’opera tutto sommato recente come quella di Antony Hopkins, The nine symphonies of Beethoven (1981) si spinge fino al punto di dichiarare (e si tratta di un’opera letta da migliaia di neofiti e appassionati) che nonostante le traversie che il compositore stava attraversando in quel periodo (siamo nel 1812, subito dopo la composizione della Settima, pensate un po’!), anche a causa della contrarietà per le faccende amorose del fratello Johann, questa sinfonia si presenta con un carattere gioioso e solare! Ma si può credere che un professionista del calibro di Beethoven debba scrivere opere tristi o allegre semplicemente perché travagliato da questioni di carattere intimo o personale. Sarebbe come dire che un chirurgo possa sbagliare gli interventi più delicati perché assorto nei propri problemi familiari… Non sarebbe ora di smettere di credere in simili fantasie, cercando di capire (e soprattutto di far capire) che un artista opera in base a un proprio programma estetico che può anche essere legato a un umore, ma non in maniera così ridicolmente deterministica, e tanto meno in modo automatico, tanto da doversi stupire quando ciò non avvenga.

Riguardo all’Ottava, la “piccola” in Fa maggiore, per distinguerla dalla “grande” Sesta, basti aggiungere che si tratta di un piccolo gioiello, appunto, perfettamente in linea con la poetica beethoveniana, in particolare per l’ampio quarto movimento a proposito del quale Čajkovskij ebbe a scrivere “si tratta di uno dei più grandi capolavori sinfonici di Beethoven”.

 

Ed eccoci, invece, all’apogeo assoluto del sinfonismo di Schumann, la Terza sinfonia del 1850, la “Renana”. E’ questa la composizione orchestrale che più è stata sottoposta al logoramento dell’interpretazione descrittiva, ossia all’evocazione di immagini, a partire da quanto proposto in un primo tempo dallo stesso compositore, il quale la definì “un quadro di vita sul Reno”; a ciò si accostava la sua didascalia “come accompagnando una solenne cerimonia” (l’investitura a cardinale dell’arcivescovo di Colonia, cui lui stesso aveva assistito), diciture poi eliminate, ma che condizionarono come è comprensibile molta parte della critica successiva. Schumann volle in seguito ritrattare questo spirito evocatore e la stessa idea iniziale di un poema sinfonico, ma oramai il dado era tratto. Resta che, se da una parte anche questa composizione ben dimostra la capacità della musica di evocare sentimenti e sensazioni assai differenti tra di loro, il descrittivismo è tutt’altra cosa, visto che nessuno potrebbe riconoscere i paesaggi e gli scenari evocati senza il suggerimento del compositore. Ed è bene così; è bene che la musica susciti in ciascuno ciò che ciascuno vi vuole immaginare.




NOTE

M° JAMES FEDDECK Direttore d' orchestra
James Feddeck sta rapidamente diventando uno dei più importanti direttori d’orchestra di oggi, imponendo il suo talento sia al di qua sia al di là dell’Atlantico. Nelle ultime due stagioni, Feddeck ha debuttato con importanti orchestre europee e nordamericane: la Chicago e la Los Angeles Chamber, la Ottawa NAC, le orchestre sinfoniche di Atlanta, Houston, Vancouver, Milwaukee e la BBC Symphony Orchestras, la Deutsche Oper Berlin - in collaborazione con il Bejart Ballet - e le orchestre filarmoniche di Tampere e Helsinki. Nella stagione 2015-2016 si contano i debutti con la Minnesota Orchestra, con le orchestra sinfoniche di Detroit e Toronto, con la City of Birmingham e la RTÉ National Orchestra, con l’Orchestre de Chambre de Lausanne, la Royal Stockholm, la Royal Flemish, la Brno Philharmonic Orchestra, l’Orchestre National de Lyon, la Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino e presso il Grand Teton Music Festival. Oltre alle collaborazioni con la Cleveland Orchestra al Blossom Festival e con la Chicago Symphony Orchestra, Feddeck ha diretto la Royal Scottish National Orchestra e la Residentie Orkest. Vincitore del prestigioso Solti Conducting Award nel 2013, Feddeck è Direttore assistente a Cleveland, dove ha diretto concerti sinfonici e collaborato alla realizzazione di due nuove produzioni: Don Giovanni e Carmina Burana. Prima di questo impegno ha studiato con David Zinman all’Aspen Music Festival and School, dove ha vinto l’Aspen Conducting Prize nel 2008. Oltre ad essere direttore d’orchestra, James Feddeck è un eccellente organista che ha tenuto recital in Europa e in Nord America. Ha studiato oboe, pianoforte, organo e direzione presso l’Oberlin Conservatory of Music, dove, nel 2010, ha conseguito l’Outstanding Young Alumni Award.

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