TEATRO DAL VERME
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

72ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali



Direttore: Charles Olivieri-Munroe
Violino: Marc Bouchkov
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Concerto in collaborazione con Gioventù Musicale


Schumann, Ouverture, scherzo e finale op. 52
Paganini, Concerto per violino e orchestra n. 2 op. 7
Voříšek, Sinfonia in Re maggiore op. 23

PROGRAMMA

Robert Schumann

Ouverture, scherzo e finale op. 52

 

Niccolò Paganini

Concerto per violino e orchestra n. 2 op. 7

Allegro maestoso

Adagio

Rondo "La Campanella"

 

Jan Václav Voříšek

Sinfonia in Re maggiore op. 23

Allegro con brio

Andante

Scherzo. Allegro ma non troppo

Finale. Allegro con brio


Note a margine di Renato Meucci


Siamo nel 1841 e Schumann fino a quel momento concentrato sul pianoforte decide una svolta “sinfonica” che si realizza nella composizione di due sinfonie, la ouverture, scherzo e finale e una Fantasia diventata poi il celebre Concerto per pianoforte e orchestra. Era tempo che egli mirava a una produzione innovativa in campo orchestrale, in particolare proprio nel genere della sinfonia, forma che a suo avviso si era un po’ fossilizzata, come aveva cercato di spiegare in un articolo di poco precedente nella rivista “Neue Zeitschrift für Musik”. E’ così che nasce l’idea di una composizione orchestrale leggera, dinamica, brillante, ma anche “ciclica”, nel senso che il tema principale ricorre, seppure in forma poco riconoscibile, nel corso di tutta la composizione. Il ruolo di stimolo alla riformulazione del concetto di sinfonia, che ritroveremo nell’invito a Brahms a prendere il testimone sinfonico lasciato da Beethoven, trova qui una propria interpretazione personale, anche se bisogna ammetterlo, rispetto alle grandi aspettative che Schumann aveva riposto in questo brano le sue sinfonie ebbero un successo decisamente superiore rispetto a questa pur innovativa e piacevole proposta sinfonica, che per la verità non ebbe seguito (per una consistente riforma della composizione orchestrale bisognerà infatti attendere l’avvento del poema sinfonico di Liszt, che giungerà qualche anno dopo con Ce qu’on entend sur la montagne).

 

Facciamo fatica oggi a immaginare, abituati come siamo al repertorio concertistico e alle esibizioni del più sfrenato virtuosismo affrontate da ogni grande solista con una facilità un tempo inimmaginabile, quali potessero essere sul pubblico gli effetti di funambolismi come quelli che potevano presentare fuoriclasse come Viotti, Paganini, o anche quelli meno conosciuti di Louis Spohr, Ferdinand David e i tanti altri virtuosi che, solo per restare al violino, spopolarono nella prima parte del XIX secolo. Tuttavia nessuno come Paganini seppe esaltare il pubblico fino al punto di suscitare manifestazioni che oggi definiremo “da stadio”. Sì, una vera e propria esaltazione di massa che in particolare a Parigi e a Londra assicurò al grande virtuoso conquiste di ogni genere (comprese quelle amorose, s’intende). Insomma un’esaltante avventura che non poteva mancare di riflettersi nel cinema biografico, l’ultimo episodio del quale è il recente The devil’s violinist, con un portentoso David Garrett nel ruolo del protagonista. Ma mi accorgo di non aver detto nulla del Concerto n. 2 in Si minore: beh, almeno che fu composto nel 1826 ed eseguito per la prima volta in quello stesso anno e che, a differenza di quanto avviene nel Concerto n. 1, qui il virtuosismo è un po’ meno pronunciato, ma teatralmente preparato; questo vale almeno per il terzo movimento, La campanella, che tutti conosciamo direttamente o indirettamente per le infinite riprese che ne sono state fatte, in ogni contesto, concertistico e non, a partire dalla sua imitazione da parte di Liszt in Études d’exécution transcendante d’après Paganini.

 

Abituati a concentrare nella triade Haydn Mozart Beethoven l’essenza stessa della cosiddetta “Scuola di Vienna”, cui si aggiungono poi le altre personalità statuarie della musicalissima città austriaca, da Schubert fino a Brahms, e molto oltre, nella serie dei “medaglioni” musicali un posto pur piccolissimo (diciamo una medaglina) spetterebbe senz’altro a quest’oscuro compositore di nome Jan Václav Voříšek, nato nel 1791 in Boemia e morto a Vienna nel 1825, dunque a soli 34 anni. Voříšek, proveniente da una famiglia dedita alla musica (il padre era maestro di coro e organista e provvide alla prima istruzione musicale di Jan), si dedicò parallelamente agli studi giuristici e a quelli musicali. Trasferitosi a Vienna nel 1813, il giovane continuò entrambi, i primi all’università e i secondi sotto la guida di Johann Nepomuk Hummel, colui che sarebbe un notissimo musicista austriaco se non avesse avuto la sfortuna di dispiegare la sua esistenza esattamente all’epoca dei grandi numi sopra citati. A Voříšek, cui si deve un catalogo ristrettissimo di composizioni, è da qualche anno lasciato l’onore, a differenza di altri compositori minori o meno conosciuti, di un’opera entrata stabilmente nel repertorio, da quando cioè fu riscoperta insieme alle altre sue 23 composizioni (sì, sono in tutto 23) e da allora messa giustamente in relazione con la Quarta Sinfonia di Beethoven e con la produzione più apprezzata di quest’ultimo.

 


MARC BOUCHKOV Violino

Marc Bouchkov è nato nel 1991 a Montpellier, in una famiglia di musicisti. Ha ricevuto le sue prime lezioni all' età di cinque anni dal nonno, Mattis Vaitsner, e la sua prima apparizione in pubblico risale soltanto a un anno dopo. Nel 2001, inizia a studiare con Claire Bernard, al Lione Conservatoire National Supérieur de Musique dove rimane fino al 2007, anno in cui si trasferisce al Paris Conservatoire National Supérieur de Musique. A Parigi, inizia gli studi con Boris Garlitzky, da allora il suo mentore, a cui deve ancora oggi, preziose indicazioni. Negli anni successivi, ha partecipato a corsi di perfezionamento e a numerosi festival, in Francia (Moulin d'Andé, Troyes, Bordeaux) in Italia (Viterbo), e negli Stati Uniti (New Hampshire). L'arte di Marc Bouchkov è guidata da espressione, il suo suonare il violino non si fonda, infatti, solo su una conoscenza approfondita della partitura, del contenuto storico e sull'autenticità dell'interpretazione, ma anche sulla sua convinzione che la performance è un modo per comunicare direttamente con i suoi ascoltatori. La vicinanza, del suono del violino alla voce umana, diviene la sua ispirazione a esprimere sentimenti e emozioni in musica, trasformando le sue esibizioni in un'esperienza musicale per il pubblico. Questo sviluppo artistico, ha portato Marc Bouchkov a ottenere numerosi premi e riconoscimenti internazionali, fra cui: il Primo Premio al “Concorso Internazionale di Violino Henri Koch”, e il “2010 Young Concert Artists European Auditions European” di Lipsia. Sempre nel 2010, ha ricevuto il primo premio per violino, con lode speciale della giuria, al CNSM di Parigi, e nel 2011 il prestigioso “Premio Ebel”. Nel 2012 è stato finalista al “Queen Elizabeth Competition” di Bruxelles, prima di guadagnarsi il Primo Premio al “Concorso Internazionale Musicale di Montreal” e, di essere nominato al premio della Fondazione Juventus di Georges Gara nel 2013. Come solista, ha avuto una carriera in rapida ascesa, partecipando a numerosi recital ad Amburgo, al Festival di Montpellier, al Théâtre de la Ville di Parigi, a Montreal, e all' International Musical Olympus Festival di San Pietroburgo. Sono inoltre, numerose le sue collaborazioni con orchestre fra cui: l'Orchestre National de Belgique, la Royal Philarmonic Orchestra de Liège, la Filharmonia Lodz, la Moscow Philharmonic Orchestra e la Staatsorchester Rheinische Philharmonie. La stagione 2014/2015, lo ha visto debuttare con la NDR-Sinfonieorchester di Amburgo e con l'Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano diretto dal M° Alvise Casellati. Un altro momento significativo della stagione, è stata la sua interpretazione di un concerto per violino di Brahms, con la Düsseldorfer Symphoniker, parte di un balletto della Deutsche Oper am Rhein, con la coreografia di Mats Ek. Come musicista impegnato in repertori cameristici, Marc Bouchkov in questa stagione tarrà i suoi primi concerti – insieme Kian Soltani e Adrien Boisseau –presso Kölner Philharmonie, la Beethovenhaus Bonn e l’Auditorium du Louvre. Altri ingaggi includono performances presso la Tonhalle di Zurigo, il Schubertiade Schwarzenberg e press il festival di Heidelberger Frühling. Marc Bouchkov suona un violino Jean Baptiste Vuillaume, del 1865, che gli ha generosamente fornito Brigitte Feldtmann (Fondation Feldtmann Kulturell).

 

M° CHARLES OLIVIERI-MUNROE Direttore d' orchestra
Charles Olivieri-Munroe è stato nominato recentemente Direttore Artisti e Direttore Principale della Krakow Philharmonic Orchestra (dal 2015). È Direttore principale della Philharmonie Sudwestfalen in Germania (dal 2011) è ricopre il ruolo di Direttore Principale Onorario alla North Czech Philharmonic Orchestra con la quale intrattiene collaborazioni dal 1997. Charles Olivieri-Munroe è riconosciuto dalla stampa internazionale per la sua ricerca e interpretazione del repertorio Slavo e la passione per la purezza del suono orchestrale. Dalla sua città, Praga, la sua carriera lo ha portato attraverso I Cinque Continenti, dove è apparso alla guida delle migliori orchestra, tra cui: la Israel Philharmonic, la Czech Philharmonic, la Montreal Symphony Orchestra, la Sydney Symphony Orchestra, la Berlin Deutsches Symphonie-Orchester, la St. Petersburg Philharmonic, la National Philharmonic of Russia, la Munich Symphony Orchestra, la Stuttgart Philharmonic, la Danish Radio Symphony, la Budapest Symphony, la Warsaw Philharmonic, la Royal Brussels Philharmonic, la Toronto Symphony Orchestra, la Kyoto Symphony Orchestra, la Bangkok Symphony Orchestra e molte altre. Per quanto riguarda i teatri d’opera, Charles Olivieri-Munroe ha diretto alla Falstaff di Verdi alla Berlin Komische Oper, Don Giovanni di Mozart a Milano, Aida al Festival del Lago di Como, al Teatro la Fenice di Venezia e alla Warsaw Chamber Opera, dove ha direetto una nuova produzione del Rake’s Progress di Stravinsky’s. La prossima stagione lo vedrà dirigere la prima Ceca di Czech Genoveva di Robert Schumann presso il Dvořák National Theatre. Charles Olivieri-Munroe è cresciuto a Toronto, dove ha studiato pianoforte con Boris Berlin, al Royal Conservatory of Music e all’University of Toronto. Dopo la laurea, nel 1992, ha vinto una borsa di studio per studiare direzione d’orchestra Otakar Trhlik alla Janacek Academy of Music di Brno. La sua carrier internzaionale è stata poi lanciata da una serie di trionfi in compentizioni internazionali, culminate con la Vittoria del Primo premio nel 2000 al Prague Spring International Music Festival, concorso in cui ha vinto anche il pramio offerto dalla Supraphon Records, City of Prague e dalla Czech Radio.

 

 




Teatro Dal Verme Web Site 2017 All Rights Reserved | COOKIE | CREDITS