TEATRO DAL VERME
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

72ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali



Direttore: Philippe Béran
Orchestra I Pomeriggi Musicali


Proiezione e musiche del film di Charlie Chaplin, Luci della città

PROGRAMMA

Note a margine: Renato Meucci

 

Alcuni dei temi musicali di Luci della città credo facciano parte delle melodie considerate immortali, come d’altronde il film stesso, inserito dalla Library of Congress tra le cento pellicole da preservare per sempre. Chiunque, volente o nolente, l’ha ascoltate almeno un volta in una delle versioni e riutilizzazioni che ne sono state fatte. Che questa musica sia parte stessa del film, sembra scontato, un po’ come per ogni melodia celebre collegata a una celebre pellicola; che esse sia dovute allo spirito creativo dello stesso regista-protagonista, sembra invece davvero superare le aspettative.

Eppure, nonostante la grande quantità di dubbi sollevata riguardo al ruolo di Charlie Chaplin anche come compositore, tutto sembra accreditarlo perfino in tale capacità. Se fosse all’epoca esistita la SIAE, egli si sarebbe chiamato “compositore non trascrittore” (codice CO-03), un’amenità tutta italiana, con la quale incompetenti filibustieri sono riusciti a guadagnare intere fortune (ma voi direte, che c’entra questo con Charlot? Nulla, appunto, è una digressione polemica; ne parleremo magari un’altra volta).

Veniamo dunque al musicista Charlie Chaplin. Insomma, dobbiamo ammettere che tra le infinite doti di quest’uomo vi sia stata anche quella di un’incommensurabile fantasia e creatività musicale. E’ quanto ha convenuto la critica cinematografica, ben più scettica e agguerrita di quella musicologica, che ha accreditato di fatto la formazione musicale di Chaplin, quand’anche essa sia stata del tutto atipica e perfino controcorrente (basti pensare al fatto di suonare il violino e il violoncello all’inverso, con l’arco tenuto dalla mano sinistra, fatto più unico che raro, a quanto mi risulta).

Cresciuto in una famiglia di attori e cantanti di music-hall al piccolo Chaplin non mancarono occasioni per mettere alla prova le sue innate doti musicali, e pare che la sua prima comparsa come cantante sul palcoscenico risalga alla tenera età di cinque anni. In seguito egli continuò a strimpellare il pianoforte e, una volta entrato stabilmente nella compagnia Fred Karno, dedita alla più esilarante commedia di varietà (o per meglio dire al vaudeville), esplose in lui anche la passione per il violino e per il violoncello, con i quali si faceva spesso vedere in giro e con i quali si esibiva di tanto in tanto sul palcoscenico. Con il passaggio dalla prosa al cinema americano, nel 1913, la sua indole musicale assunse un valore anche maggiore, grazie alle frequenti gag nelle quali utilizzava semplici melodie. Da un certo momento in avanti queste vennero pubblicate all’uscita di ogni suo film, così da poter essere utilizzate per l’accompagnamento estemporaneo delle pellicole mute.

Pur rimanendo sempre contrario al sonoro, egli si servì di musiche elegiache e romantiche per contrasto al personaggio del vagabondo Charlot, in quanto “una musica ispirata imprimeva alle mie pantomime una dimensione emotiva contrastante, cosa che gli arrangiatori di musical raramente capivano”. Per queste sue idee si oppose sempre ad arrangiamenti che sottolineassero musicalmente il carattere comico dei propri sketch, preferendo al contrario un commento musicale che facesse da contrappunto serio e seducente, per esprimere il sentimento, “senza il quale un’opera d’arte non è tale”. E il suo fiuto musicale non sbagliava. Ogniqualvolta vedeva sulle partiture degli arrangiatori troppi pentagrammi e troppe note, le rifiutava, perché diceva “la musica da film non deve mai risultare come se fosse musica sinfonica”.

Ed è proprio con Luci della città (1931) che inizia la fase di vera e propria composizione, anche se nel senso di compositore non trascrittore che ho definito più sopra, a proposito della quale egli ebbe a dichiarare con sincerità: “in realtà io non scrivevo la musica, la canticchiavo e Arthur Johnston la trascriveva; si trattava sempre di un motivo molto semplice, in linea con il mio personaggio”.

Timothy Brock, compositore e direttore d’orchestra americano che si è specializzato nella creazione o ricreazione di musica per i film muti, ha dedicato a Chaplin una buona parte della sua attività, a partire dal 1999 quando ha realizzato il restauro della partitura originale di “Tempi moderni” per la Fondazione Chaplin; da quel momento è iniziata una proficua collaborazione con la famiglia dell’attore, che ha portato al restauro delle musiche originali di tutti i grandi capolavori di Charlie Chaplin. Ospite di Mito nel 2012, Brock ha ricordato che Chaplin “componeva le musiche nello stesso modo in cui creava i suoi film: creava e ricreava finché non trovava la versione perfetta”.

 



NOTE

M° PHILIPPE BÉRAN Direttore d' orchestra
Nato a Ginevra nel 1962, Philippe Béran ha seguito una doppia formazione, scientifica (fisica teorica all’Università di Ginevra) e musicale. Primo premio al Conservatorio di Ginevra e al Conservatoire National de Paris, oggi dirige un centinaio di concerti all’anno, in Svizzera e all’estero. Oltre a un vasto repertorio, che si estende dal diciottesimo al ventunesimo secolo in tutti i generi musicali, Béran possiede tre carte di briscola: il balletto, i concerti commentati e i cinema-concerti. Animato dal desiderio di far scoprire il piacere della musica al pubblico giovane e alle famiglie, ha sviluppato un nuovo tipo di concerti che commenta e dirige simultaneamente e durante i quali ogni tanto invita il pubblico a cantare. Musica sinfonica, lirica o musica da film: questi filoni incontrano nella Svizzera romanda un successo incredibile. Molto coinvolto nella trasmissione della musica ai giovani, è stato per dieci anni responsabile dell’attività pedagogica dell’Orchestre de la Suisse romande e dell’Orchestre de Chambre de Lausanne e dirige con grande piacere e passione l’Orchestre du Collège de Genève. Invitato regolarmente dal Grand Théâtre di Ginevra e dall’Opera di Losanna, Philippe Béran svolge pure un’attività in campo internazionale. E’ stato direttore associato all’Opera di Bordeaux dal 1997 al 2000 e lavora regolarmente con alcune istituzioni prestigiose, come il Ballet National de Paris, il New York City Ballet, il Balletto reale di Svezia e l’Opera nazionale di Finlandia.

 

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