TEATRO DAL VERME
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

72ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali



Direttore Carlo Boccadoro 

Pianoforti Luca Schieppati, Andrea Rebaudengo 

Orchestra I Pomeriggi Musicali

Stravinskij Otto piccole miniature

Galante Racconti di pioggia e di luna, per due pianoforti e orchestra, commissione I Pomeriggi Musicali

Arvo Part Greater Antiphons

Stravinskij Danses concertantes

PROGRAMMA

Igor Stravinskij

Otto piccole miniature

I. Adantino

II. Vivace

III. Lento

IV. Allegretto

V. Moderato

VI. Tempo di marcia

VII. Larghetto

VIII. Tempo di tango

 

Carlo Galante

Concerto per due pianoforti e orchestra (commissione I Pomeriggi Musicali)

 

Arvo Pärt

Greater Antiphons

 

Igor Stravinskij

Danses concertantes

Marche – Introduction

Pas d'action

Thème varié

Pas de deux

Marche – Conclusion


Note a margine Renato Meucci


Le Otto miniature strumentali sono la trasposizione orchestrale di otto piccoli pezzi pianistici, Les cinq doigts, composti nel 1921 e destinati ai giovani principianti. L’originale pianistico è così semplice che le dita della mano destra rimangono sugli stessi tasti anche per l’intera durata del pezzo, mentre la mano sinistra d’accompagnamento esegue un modello armonico o melodico della massima semplicità. L’abilità con cui è effettuato l’adattamento orchestrale è sbalorditiva, ma certo non per chi conosce le doti musicali di Stravinskij, uno dei più grandi strumentatori del Novecento. Siamo qui di fronte allo Stravinskij “neo-classico”, che sfrutta semplici melodie popolari e anticheggianti, o si ispira a coinvolgenti ritmi di danza. Ci si potrebbe chiedere come mai un artista così eccezionalmente dotato e che aveva trovato un habitat espressivo tanto efficace da dar fuori opere come l’Uccello di fuoco, la Sagra della primavera, Petrouska, si fosse poi trovato a effettuare un’ampia virata, passando attraverso Histoire du soldat (1918), per giungere infine a una poetica fortemente influenzata dal passato; in altre parole, dal “selvaggio” al “neo-classico”. La prima e immediata considerazione è che solo una musicalità prorompente e viscerale come quella di Stravinskij poteva presentarsi a distanza di qualche anno con uno stile del tutto rinnovato, giacché se trovare una propria dimensione poetica e un proprio stile originale è difficile per qualsiasi artista, trovarne due (o meglio anche tre e quattro) è dono davvero unico. La seconda considerazione è che Stravinskij riuscì a esprimersi in maniera del tutto originale persino tornando all’antico, ma è pur vero che facendo ciò sembrò ammettere inequivocabilmente che la precedente poetica “fauve” era esaurita. E dunque aveva pienamente ragione Adorno, che nella Filosofia della musica aveva condannato senza appello il compositore russo per aver abusato in quei primi brani della componente più improduttiva della musica, quella ritmica.

Non conoscendo quello che sarà il nuovo Concerto per due pianoforti di Carlo Galante, commissionato appositamente e scritto per i Pomeriggi musicali, non posso darne un giudizio e nemmeno una approssimativa descrizione, se non ricordando il calibro dei due solisti, Andrea Rebaudengo e Luca Schieppati, entrambi raffinati e ben noti interpreti. Qualcosa si può dire invece più in generale della musica di Galante, una musica complessa e attraente al tempo stesso, capace di toccare corde assai diverse tra di loro, senza risultare mai estrema e stridente. Le composizioni di Galante sono state commissionate da molte istituzioni musicali italiane, e da svariate straniere. E proprio questo mi ha suscitato una riflessione, che vi sottopongo. Se penso alla musica italiana di oggi all’estero, penso ancora sopratutto a Berio, Maderna, e i soliti noti, fino a Sciarrino. Tutti gli altri mi sembrano sottostimati e in definitiva poco o troppo poco conosciuti ed eseguiti. Ciò fa il paio con la situazione che sperimento quotidianamente come direttore di conservatorio: la nostra incapacità come sistema di promuovere i propri assi nella manica. Pare che il MIUR si stia organizzando per allestire una vera e propria task-force a promozione del ruolo dell’istruzione italiana nel mondo. Sarebbe molto ben fatto.

Ottenere oggi un brano da Arvo Pärt in prima esecuzione non è operazione agevole, vista l’enorme popolarità conseguita dalla sua musica in questi ultimi decenni, e questo vale anche per associazioni concertistiche del calibro della Los Angeles Philarmonic Orchestra. A quest’ultima è riuscito di recente il colpo, aggiudicandosi così un nuovo brano, o quasi, perché in realtà si tratta di un adattamento per orchestra d’archi del celebre Seven Magnificat Antiphons, un lavoro per coro a cappella (cioè senza accompagnamento strumentale) scritto nel 1988 e qui trascritto per orchestra d’archi. A Carlo Boccadoro, o meglio al suo fiuto e al suo inarrivabile grado di conoscenza del repertorio contemporaneo, è toccato dunque presentarcelo immediatamente (non so se sia la prima esecuzione assoluta italiana, ma è comunque tra le primissime). E sebbene non sia facile parlare appunto di un brano non ancora ascoltato, possiamo forse riferirci alla versione corale, che è un delicato susseguirsi di canti omofonici, ossia con note della stessa durata nelle vari voci, evocatori di atmosfere lontane.

Il concerto, che sarà replicato a Padova il venerdì, offrendo così l’opportunità di una più vasta circolazione a un programma di musica del Novecento, si chiude con Danses concertantes di Stravinskij. Se le Otto miniature musicali rappresentano l’esordio di Stravinskij nel periodo neo-classico le Danses del 1941 ne sono la consacrazione venti anni dopo; e dunque non è un caso che vi siano state feroci polemiche alla prima comparsa di quest’opera in Europa, dove nel frattempo era stata irreversibilmente imboccata la strada della dodecafonia e del serialismo.


RACCONTI DI PIOGGIA E DI LUNA – Concerto per due pianoforti e orchestra

 

Il titolo del brano, Racconti di pioggia e di luna, ci induce (giustamente) a pensare a una musica dal carattere fortemente evocativo: clima notturno, bagliori lunari in una notte tutt’altro che pacificata, pioggia, molti fantasmi e qualche malinconia. Sebbene queste “figure” (o meglio, “personaggi”) siano tutte presenti, esse sono inserite nella rigorosa forma musicale del concerto per solisti e orchestra. Rispettata è, sia la classica tripartizione del concerto (allegro- adagio- allegro) sia l’uso di forme musicali attente ad una chiarezza ed una limpidezza a loro volta “classica”; ma l’evocazione di quei “personaggi” sembra  agitare dal di dentro queste forme, che in modo misterioso vengono decostruite. La liscia superfice dei materiali musicali è increspata da continui piccoli “vortici” che sembrano rammentarci qualcosa, ma che altrettanto rapidamente spariscono: “vortici” che mai assomigliano a “citazioni”,  ma  piuttosto a semplici e rapide “associazioni” di idee (musicali).

Questo concerto è come un palazzo (piuttosto vasto) solidamente e saldamente costruito, ma abitato (ma non infestato) da fantasmi.

Il primo movimento (Mosso e leggero) ha un andamento rapido e febbrile: un valzer un po’ alla volta si forma e altrettanto lentamente si deforma, come risucchiato da una fitta trama di figure musicali veloci e irregolari. Il secondo movimento (Adagetto) è il più vasto dei tre ed è certamente il “cuore” del concerto. Un’ampia perorazione inziale dei due pianoforti porta a una risposta orchestrale incalzante e perentoria; i due momenti, uno più lirico e l’altro più agitato, si affrontano per tutto lo scorrere del movimento.

Dall’orchestra un inconsueto interlocutore privilegiato dei due pianoforti solisti si fa largo tra i molti e diversi timbri: le campane tubolari. I rintocchi di questo strumento a volte deboli e lontani, a volte fortissimi e peroranti, regalano al pezzo un clima arcano, ma anche drammaticamente evocativo. Il terzo movimento (Allegro molto) ha un andamento assai ritmico e dinamico, quasi toccatistico.

La parte dei pianisti è improntata da un accentuato, quasi acrobatico, virtuosismo. Ai due pianisti è richiesto molto in questo concerto: è in gioco non solo la loro abilità tecnica ed espressiva ma anche una duttilità che consenta loro di attraversare “pianismi” molto diversi: uno “liquido” e leggero nel primo tempo; uno legato, lirico ed espressivo nel secondo tempo; uno massiccio e percussivo nel terzo tempo.

 

Carlo Galante

 

M° CARLO BOCCADORO Direttore d' orchestra
Carlo Boccadoro ha studiato al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano dove si è diplomato in Pianoforte e Strumenti a Percussione. Nello stesso istituto ha studiato Composizione con diversi insegnanti, tra i quali Paolo Arata, Bruno Cerchio, Ivan Fedele e Marco Tutino. Dal 1990 la sua musica è presente in importanti stagioni concertistiche e sale da concerto tra cui: Teatro alla Scala, Biennale di Venezia, Bang On A Can Marathon di New York, Orchestra Filarmonica della Scala, Gewandhaus di Lipsia, Aspen Music Festival, Monday Evening Concerts (Los Angeles), Detroit Symphony Orchestra, Musikverein di Vienna, Salle Pleyel di Parigi, Teatro La Fenice di Venezia, Barbican Centre di Londra, Alte Oper di Francoforte, Festival di Lucerna, Concertgebouw di Amsterdam, National Concert Hall Dublin, Royal Academy di Glasgow, Maggio Musicale Fiorentino, Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, Filarmonica ‘900 del Regio di Torino, I Pomeriggi Musicali, Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, Arena di Verona, Festival MITO, Unione Musicale di Torino; Mittelfest di Cividale del Friuli; Tiroler Festpiel; Società del Quartetto di Milano, Festival Bolzano Danza, Settimane Musicali di Stresa; Teatro Comunale di Bologna; Ferrara Musica, Aterforum, Orchestra Arturo Toscanini dell'Emilia Romagna, Teatro Regio di Parma; Orchestra della Toscana; Cantiere Internazionale D’Arte di Montepulciano; Accademia Filarmonica Romana; RomaEuropa Festival, Teatro Massimo di Palermo; Teatro Comunale di Cagliari, e molti altri. Ha collaborato con artisti provenienti da mondi molto diversi, tra i quali Riccardo Chailly, Omer Meir Wellber, Gianandrea Noseda, John Axelrod, Franco Battiato, Luca Ronconi, Gavin Bryars, David Lang, Enrico Dindo, Lu Ja, Antonio Ballista, Donald Crockett, James MacMillan, Vicky Ray, Evan Ziporyn, Bruno Canino, Marcello Panni, Eugenio Finardi, Domenico Nordio, Mario Brunello, Enzo Cucchi, Gianluigi Trovesi, Gianni Coscia, Federico Maria Sardelli, Giovanni Mancuso, Giuseppe Albanese, il duo Pepicelli, Roberto Prosseda, Claudio Bisio, Moni Ovadia, Andrea Lucchesini, Ars Ludi, Bruno Casoni, Danilo Rossi, Emanuele Segre, Fabrizio Meloni, Valerio Magrelli, Giovanni Sollima, Pietro De Maria, Lina Sastri, Abdullah Ibrahim, Jim Hall, Paolo Fresu, Maria Pia De Vito, Mauro Negri, Paolo Birro, Bebo Ferra, Glauco Venier, Roberto Dani, Andrea Dulbecco, Paolino Dalla Porta, Emanuele Cisi, Furio Di Castri, Chris Collins. Nel 2001 è stato selezionato dalla Rai per partecipare alla Tribuna Internazionale dei Compositori dell’UNESCO a Parigi. Nel 2004 Luciano Berio gli ha commissionato, per l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l'opera per ragazzi La nave a tre piani, eseguita all'Auditorium di Roma diretta dall'Autore stesso nel 2005 e successivamente ripresa lo stesso anno dal Teatro Regio di Torino. Ha inoltre scritto altre quattro opere da camera: A qualcuno piace tango (eseguita a Torino, Milano, Palermo, Montepulciano, Narni, Terni, Amelia) Robinson (eseguita a Terni, Narni, Amelia, Torino e Napoli), Cappuccetto rosso (Modena) e Boletus (Terni). È tra i fondatori del progetto culturale Sentieri selvaggi, che comprende un Festival al Teatro Elfo Puccini di Milano e un Ensemble di cui è direttore artistico e musicale. Svolge anche attività come direttore d'orchestra: ha diretto l'Orchestra del Teatro alla Scala, l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, la Royal Philarmonic Orchestra, I Pomeriggi Musicali di Milano, l'Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, l'Orchestra della Toscana, L'Orchestra del Teatro Regio di Torino, l'Orchestra della Fondazione Arena di Verona e altre ancora. Diverse sue composizioni sono state registrate su etichette discografiche come EMI Classics, Sony Classical, Ricordi, Warner Classics, Canteloupe Music, Agorà, Velut Luna, Materiali Sonori, Sensible Records, Phoenix Classics.

 

 

LUCA SCHIEPPATI Pianoforte
Luca Schieppati è concertista, didatta e organizzatore di eventi musicali. Ha eseguito un vastissimo repertorio solistico e da camera, con particolare attenzione per Autori e brani di rara esecuzione, anche su strumenti antichi. Vincitore di concorso per titoli ed esami, insegna Pianoforte presso il Conservatorio “Guido Cantelli” di Novara. A Milano cura la direzione artistica dei concerti di Spazio Teatro 89, dei Concerti Coop e del concorso internazionale “Coop Music Awards”. Collabora con l'Associazione Donatori di Musica, per cui ha svolto anche attività di consulente artistico. Musicista onnivoro e polimorfo, insofferente di ruoli e schemi predefiniti, ritiene che la Musica possa e debba far parte della vita di tutti, e vorrebbe che i concerti fossero momenti di incontro e di scambio di idee capaci di suscitare più domande che risposte; a questo fine, con modestia e perseveranza, si adopera da anni.

 

 

ANDREA REBAUDENGO Pianoforte
Andrea Rebaudengo è nato a Pesaro nel 1972. Ha studiato pianoforte con Paolo Bordoni, Lazar Berman, Alexander Lonquich, Andrzej Jasinsky e composizione con Danilo Lorenzini. Ha vinto il primo premio al Concorso Pianistico Internazionale di Pescara nel 1998, il terzo premio al Concorso “Robert Schumann” di Zwickau nel 2000 e al Premio Venezia 1993. Ha suonato per le più importanti istituzioni concertistiche italiane, tra cui le Serate Musicali di Milano, l’Unione Musicale di Torino, il Festival di Ravello, gli Amici della musica di Padova, Musica Insieme di Bologna, il Ravenna Festival. Si è esibito in Russia, Stati Uniti, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, Belgio, Polonia, Portogallo, Svizzera, Irlanda, Serbia, Turchia, Uzbekistan ed Emirati Arabi. Ha suonato come solista con numerose orchestre, tra cui l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, l’Orchestra Sinfonica di Zwickau, l’Orchestra Filarmonica di Torino e l’Orchestra Sinfonica “Giuseppe Verdi” di Milano. Viene spesso invitato in progetti che lo coinvolgono anche come musicista jazz e improvvisatore. E’ il pianista dell’ensemble Sentieri Selvaggi con il quale si è esibito all’Accademia di Santa Cecilia di Roma, al Teatro alla Scala di Milano, “Bang-on-a-can Marathon” di New York, Dom di Mosca, Sacrum Profanum di Cracovia, Festival MiTo, Festival della Letteratura di Mantova, Accademia Filarmonica Romana, Biennale di Venezia, presentando spesso prime esecuzioni di autori contemporanei e collaborando con compositori quali Louis Andriessen, Michael Nyman, David Lang, James MacMillan, Mark-Anthony Turnage, Julia Wolfe, Ivan Fedele e Fabio Vacchi. Suona in duo con Cristina Zavalloni con la quale si è esibito alla Carnegie Hall di New York, allo Strathmore di Washington, al Teatro della Maestranza di Siviglia, al Festival Ilkhom-XX di Tashkent, al Festival di West Cork, al Festival del Castello di Varsavia, al Festival di Cheltenham, ai Concerti del Quirinale, al Teatro Rossini di Pesaro e nei Festival jazz di Berchidda, Roccella Jonica e Parma Frontiere. Suona in duo con la violista Danusha Waskiewicz, in duo pianistico con Emanuele Arciuli ed è il pianista dell’Ensemble del Teatro Grande di Brescia e dell’Ensemble Kaleido. Con Klaidi Sahatci e Sandro Laffranchini ha fondato l’Altus Trio, che ha debuttato nel 2010 al Teatro alla Scala di Milano. Come solista incide per Bottega Discantica (“All’aria aperta”), con Cristina Zavalloni per Egea (“Tilim-bom”), con Sentieri Selvaggi per Cantaloupe Records (“Child”, “ACDC”, “Zingiber”), con l’Altus Trio per Limen. Insegna al Conservatorio di Castelfranco Veneto.




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