TEATRO DAL VERME
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

73ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali Ciclo Beethoven



Direttore: Gianluca Capuano
Violino: Jingzhi Zhang
Orchestra I Pomeriggi Musicali

PROGRAMMA

Gioachino Rossini (1792-1868)
Otello, ouverture

 

Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Romanza n. 1 per violino e orchestra in sol maggiore op. 40
Andante

 

Gioachino Rossini
Cenerentola, ouverture

 

Ludwig van Beethoven
Romanza n. 2 per violino e orchestra in fa maggiore op. 50
Adagio cantabile


* * *


Franz Joseph Haydn (1732-1809)
Sinfonia n. 101 in re maggiore Hob.I: 101 “L’Orologio”
Adagio; Presto
Andante
Minuetto: Allegretto e Trio
Finale: Vivace

 

Note di sala a cura di Guido Barbieri

 

 

Le Ouvertures di Rossini rappresentano un caso paradigmatico nella storia delle relazioni, sempre instabili e complesse, tra l’opera e il suo prologo strumentale. Nei primi due decenni dell’Ottocento la sinfonia d’opera non è ancora diventata un’“dramma in miniatura”, ossia una sintesi drammaturgica e musicale del dramma o della commedia. Ma ha già abbandonato da tempo, in Italia e in Europa, la totale indipendenza e intercambiabilità rispetto al carattere dell’opera. Eppure Rossini sembra ancora ancorato ad una visione settecentesca: non solo una medesima ouverture viene traslocata, con minime variazioni, da un titolo all’altro, ma a volte il trapianto avviene dal corpo di un’opera seria a quello un’opera comica e viceversa. Lo dimostrano le due pagine che ascolteremo questa sera: l’Ouverture dell’Otello è basata su materiali che provengono in larga parte dal Turco in Italia e dal Sigismondo, mentre la Sinfonia di Cenerentola discende per li rami da quella della Gazzetta. Ma dietro la facciata dell’apparente incongruenza si nasconde una ben più sostanziale e profonda unità di intenti. Le Ouvertures sono in realtà per Rossini un banco di prova sperimentale per mettere a punto le figure chiave della sua scrittura: l’uso del crescendo in tutte le sue diverse declinazioni (dinamica, agogica, ritmo, spessore di suono), la dinamica “a terrazze”, il rilievo concertante attribuito agli strumenti solisti.

Un’ impronta occasionale (anche se certamente non sperimentale), possiedono senza dubbio anche le due Romanze per violino e orchestra op. 40 e op. 50 di Ludwig van Beethoven. Non si conoscono con precisione né l’anno di composizione (la prima nata probabilmente tra il 1798 e il 1799, la seconda nel 1802), né la committenza, dal momento che nelle due edizioni a stampa manca il nome del dedicatario. Ma non c’è dubbio che queste opere gemelle, sia pure nate a qualche anno di distanza, possiedano lo stile del divertissement settecentesco. L’organico, in entrambi i casi, è decisamente cameristico e identica è la struttura a Rondò (o meglio di Rondò-Sonata) che segue lo schema A-B-A-C-A, con la sezione C invariabilmente in minore prima dell’ultima ripresa.  Il tema principale dell’op. 40 è un Andante che ricorda alla lontana il secondo movimento della Sinfonia “Pastorale”, mentre nello sviluppo violino e orchestra introducono materiali tematici diversi, indipendenti dall’esposizione. Nell’op. 50 – la più conosciuta delle due Romanze – il tema principale dell’Adagio è davvero improntato, come il titolo promette, ad un lirismo nobile e ampio, mentre il tema secondario, in fa minore, ha un colore più scuro ed un carattere più energico.

Se le due Romanze figurano tra le opere indubbiamente “minori” di Beethoven la Sinfonia n. 101 in re minore “L’orologio” conta, con altrettanta certezza, tra le opere apicali di Franz Joseph Haydn. Non soltanto per la profondità del contenuto musicale, ma perché segna una chiave di volta nella sua condizione esistenziale e professionale. Nel dicembre del 1790, dopo la morte di Nikolaus Esterhazy l’impresario Peter Solomon propone ad Haydn di scrivere una serie di Sinfonie destinate alla capitale inglese e il compositore accetta, senza farsi trafiggere da dubbi eccessivi, di misurarsi con un mercato che non conosce, dominato dalla logica della domanda e dell’offerta. Insomma inizia a quasi 60 anni, la carriera del libero professionista. La Sinfonia n. 101 si inscrive in questo nuovo mondo. I primi abbozzi nascono a Vienna, nel 1793, ma la partitura viene eseguita Londra, l’anno successivo, durante la quarta stagione dei Concerti Haydn-Solomon. Rispetto all’orchestra di corte di Esterhazy che contava a malapena venti elementi a Londra Haydn deve maneggiare una macchina da suono molto più robusta, che supera i quaranta: legni a due inclusi i clarinetti, due corni, due trombe, archi e timpani. La materia sonora viene modellata con la consueta sicurezza, senza mutare però i principi di base della forma e della scrittura. Haydn rimane fedele al sostanziale monotematismo che ha sempre caratterizzato la sua particolarissima concezione della forma sonata. E i quattro movimenti sono attraversati da una invenzione tematica che alla elaborazione preferisce la variazione, alla proliferazione tematica un raggio amplissimo di procedimenti formali: L’Adagio introduttivo, in tonalità minore, sembra preannunciare un clima austero e meditativo, ma il Presto successivo innesta un brusco cambio di marcia che sviluppa fino al parossismo l’irresistibile impulso del tema inziale. L’Andante si apre con il regolare rintocco ritmico degli archi e dei fagotti che vale alla Sinfonia il suo celeberrimo titolo, mentre il terzo movimento amplia fino alle dimensioni dello Scherzo beethoveniano il tradizionale Minuetto. Il Finale, costruito sul modello canonico del Rondò con variazioni, approda però, prima della Coda, ad una gioiosa e travolgente invenzione contrappuntistica.

 



NOTE

M° Gianluca Capuano
Direttore d' orchestra

 

Nato a Milano, si è diplomato in organo, composizione e direzione d’orchestra presso il Conservatorio della sua città. Ha approfondito gli aspetti relativi all’esecuzione della musica antica presso il Corso Superiore sperimentale di direzione di coro e i corsi della Scuola Civica di Milano, dove ha affrontato i problemi inerenti la notazione, lo studio delle fonti e la prassi esecutiva della musica dei secoli passati. Agli studi musicali, Gianluca Capuano ha affiancato quelli classici: laureato con lode in filosofia teoretica presso l’Università Statale di Milano, si dedica alla ricerca, occupandosi in particolare di problemi di estetica musicale. Nel novembre 2002 ha pubblicato presso l’editore Jaca Book il saggio “I segni della voce infinita”. Nel 2014 è stata pubblicata la sua edizione critica del Diluvium universale di Carissimi per l'Istituto Italiano di Storia della Musica. Dalla sua fondazione, è direttore artistico del festival “Musica negli horti”, che si svolge ogni anno a settembre in Val d’Orcia. Svolge un’intensa attività come direttore, organista e continuista in tutta Europa, Stati Uniti, Russia e Giappone. Ha collaborato con artisti quali: Michael Chance, Emma Kirkby, Cecilia Bartoli, Max Cencic, Philippe Jaroussky, Diego Fasolis, Lorenzo e Vittorio Ghielmi. È organista presso la Basilica di San Simpliciano a Milano. Ha suonato e diretto in alcune delle più importanti sale da concerto europee e giapponesi. Chiamato spesso da cori e orchestre come specialista del repertorio barocco e classico, ha lavorato con il coro dell’Opéra di Nancy, di Lyon e di Montpellier e con molte orchestre quali: Milano Classica, I Virtuosi Italiani, Arpeggione, l’Orchestra dell’Opera di Manaus (Brasile), Musica Florea (Repubblica Ceca), La Verdi Barocca (Milano). Nel 2006 ha fondato il gruppo vocale e strumentale “Il canto di Orfeo”, con il quale si dedica ad un cosciente e critico approccio ai capolavori del barocco musicale europeo, in stretta collaborazione con alcuni dei migliori specialisti su strumenti originali e facendo costante riferimento alla più aggiornata ricerca musicologica Ha preso parte come direttore ad alcune delle più qualificate rassegne europee di musica antica e ha pubblicato nel 2003 un CD per la rivista musicale Amadeus dedicato alla figura di Giacomo Carissimi. Con “Il canto di Orfeo” ha inciso, in collaborazione con il mezzosoprano inglese Catherine King, un CD dedicato alle arie serie di Baldassarre Galuppi apparso nel novembre 2006 per la casa inglese Avie. Il disco ha riscosso unanimi consensi da parte della critica specializzata (è stato tra l’altro “Editor’s choice” su “Gramophone” di gennaio 2007). Nel 2011 ha effettuato una tournée in Giappone alla testa di Milano Classica e collabora inoltre stabilmente con I Barocchisti e Concerto Köln. Nel settembre 2011 ha preso parte alla registrazione di Artaserse di Leonardo Vinci (per Virgin Classics) con Concerto Köln, col quale ha effettuato una lunga tournée europea nel 2012. Sempre nello stesso anno ha diretto una ripresa di Artaserse all’Opera di Colonia ed ha ottenuto una residenza presso la Fondazione Royaumont (Parigi) dedicata alla figura di Giacomo Carissimi. Con “Il canto di Orfeo” ha preso parte all’opera Cuore di cane di Alexander Raskatov presso il Teatro La Scala di Milano, opera ripresa con successo nel gennaio del 2014 a Lione. Nel gennaio 2015 “Il canto di Orfeo” è ritornato a La Scala con la produzione Die Soldaten di B. A. Zimmermann. Ha diretto il coro della Radio Svizzera Italiana in Norma di Bellini con Cecilia Bartoli al Festival di Salisburgo, Zurigo e Montecarlo. Nell’ottobre 2014 ha diretto con plauso unanime della critica Leucippo di Hasse all’Opera di Colonia con Concerto Köln e ha debuttato alla Semperoper a Dresda con l’Orlando di Händel nel marzo del 2015. Più recentemente: ha diretto l’Orchestra Haydn di Bolzano in tour; l’Orchestra de I pomeriggi musicali a Milano; Orfeo ed Euridice di Gluck ad Hohenems; Orlando Paladino di Haydn a Winterthur e Zurigo con la Opernhaus di Zurigo e Il Vespro della Beata Vergine di Monteverdi a Cremona con “Il canto d’Orfeo” per il Festival Monteverdi. È stato assistente di Diego Fasolis al Teatro La Scala di Milano ne Il Trionfo del tempo e del disinganno e di Kent Nagano ad Ingolstadt per la produzione di Idomeneo. È stato recentemente impegnato nella direzione della Norma di Bellini con Cecilia Bartoli nel ruolo titolo per la serata inaugurale del Festival di Edimburgo e nel Catone in Utica di Vivaldi (versione concerto) con Concerto Köln all’Opera di Colonia. Progetti futuri includono: la nuova produzione di Così fan tutte con OperaLombardia nelle piazze di Como, Pavia, Brescia, Cremona e riprese della Norma con Cecilia Bartoli al Théâtre des Champs Elysées di Parigi e alla Festspielhaus di Baden- Baden. Debutterà nella stagione 2017 al Maggio Musicale Fiorentino con l’Idomeneo di Mozart nella produzione di Damiano Michieletto e dirigerà alcuni concerti sinfonici con l’orchestra de I Pomeriggi Musicali a Milano e con le orchestre del Maggio Musicale Fiorentino, Theater Kiel e dell’Opéra national de Montpellier. Seguiranno repliche dell’Orlando Paladino di Haydn a Zurigo, dove è stato nuovamente invitato nella stagione 2018/ 2019 per dirigere La finta giardiniera di Mozart a Winterthur e Zurigo, sempre con la Opernhaus di Zurigo.

 

 

Jingzhi Zhang
Violino solista

 

Jingzhi Zhang, nata in Cina nel 2001, ha iniziato a suonare il violino all’età di quattro anni. A soli otto anni vinceva numerosi concorsi e borse di studio di Cina; è inoltre risultata vincitrice al Concorso internazionale Andrea Postacchini nel 2010. Alla sua giovanissima età ha già tenuto concerti in Cina, Italia, Svizzera, Russia, Lituania, Sigapore e Stati Uniti. Ha suonato con la National Symphony Orchestra di Beijing, l’Orchestra Sinfonica di Sichuan, la Presidential Symphony Orchestra di Mosca e numerose altre. Ha suonato in contesti istituzionali per le più alte cariche dello stato cinese. Dal 2014 studia presso il Conservatorio della Svizzera Italia nella classe del M° Pavel Berman. Suona un violino Giuseppe Guarneri (1735) della Fondazione Pro Canale di Milano.

 

 

Orchestra I Pomeriggi Musicali

 

27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokov’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti, Respighi. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.

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