TEATRO DAL VERME
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

73ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali Ciclo Beethoven



Direttore: James Feddeck
Pianoforte: Benedetto Lupo
Orchestra I Pomeriggi Musicali

PROGRAMMA

Ludwig van Beethoven (1770-1827)

Concerto n. 5, “Imperatore”, per pianoforte e orchestra, in Mib maggiore, op. 73

Allegro

Adagio un poco mosso

Rondò – Allegro

 

* * *

 

Ludwig van Beethoven

Sinfonia n. 6, “Pastorale”, in Fa maggiore op. 68

Allegro ma non troppo

Andante molto mosso

Allegro

Allegro

Allegretto

 

Note di sala a cura di Guido Barbieri

 

 

Quando accanto al titolo di una forma musicale appare un sottotitolo (il nome di un personaggio, un attributo poetico o una categoria dello spirito) si infrange un patto. Ossia la regola non scritta che, in astratto, divide nettamente il campo della “musica assoluta” da quello della “musica a programma”. Se leggiamo il titolo della Sinfonia n. 4 in do minore di Schubert, ad esempio, ci aspettiamo un’opera per orchestra, suddivisa in quattro movimenti che risponde alle regole armoniche dettate dalla tonalità di impianto: “musica assoluta”. Se però accanto alla definizione formale leggiamo l’aggettivo “Tragica” allora il sistema delle nostre aspettative cambia e associamo inevitabilmente la sinfonia alla nostra personale idea di “tragico”: “musica a programma”. Per questo motivo le sonate, i quartetti, le sinfonie che per le ragioni più diverse recano un “titolo” ci inducono fatalmente a cercare nella musica ciò che nella musica non c’è. Ovvero un significato. Il caso delle due pagine che ascolteremo questa sera è, da questo punto di vista, particolarmente rivelatore.

Beethoven, tanto per cominciare, non amava affatto che al Concerto n. 5 per pianoforte e orchestra in mi bemolle maggiore op. 73 venisse associato il nome di “Imperatore”, titolo posticcio appiccicato senza alcuna ragione, pare, da Johann Baptist Cramer. L’unica definizione che accettava era quella di “Grand Concerto” che pure non è così neutra.

Perché “Grand”? Non tanto, o non principalmente, per la durata che pure eccede largamente i limiti del tempo. Quanto piuttosto per la forma. Il Quinto - portato a termine nel 1809 - è “grand” perché segue un procedimento formale del tutto diverso rispetto al genere “minore” del concerto solistico e si avvicina invece al genere “maggiore” della sinfonia.

Nell’arco dei tre movimenti, il pianoforte si fonde infatti costantemente con l’orchestra nell’esposizione, nella elaborazione e nella variazione degli elementi tematici principali, cancellando d’un tratto la contrapposizione “retorica” tra solista e tutti. Con l’ultimo dei suoi concerti pianistici Beethoven perviene dunque all’ideale “sinfonico” della perfetta fusione tra due “attori” che parlano finalmente con una voce sola. Da questo principio discende coerentemente il procedimento prevalente che Beethoven applica allo sviluppo del materiale tematico: che non è quello della contrapposizione, bensì quello della variazione. Rivelatrice, da questo punto di vista, la costruzione dell’Allegro: la cadenza inziale espone la matrice tematica, i due temi principali la sottopongono ad un profondo processo di variazione, lo sviluppo ramifica ulteriormente l’albero tematico principale e la ripresa rende del tutto superflua, a questo punto, la tradizionale cadenza del solista, che infatti manca del tutto. Ma il principio della variazione corre, sotto traccia, anche nei due movimenti successivi: al centro dell’Adagio un poco mosso il pianoforte, con il suo corredo di trilli e ascese cromatiche, richiama l’aura del corale esposto poco prima dagli archi, mentre nel Finale, in forma di rondò, ad essere continuamente ripreso e variato è il motivo inziale di quattro misure che costituisce l’ossatura del refrain.

Assai diverso il caso della Sinfonia n. 6 in fa maggiore op. 68. Mentre dell’attributo di “Imperatore” ci possiamo, anzi forse ci dobbiamo liberare, la definizione di “Pastorale” ci porta al cuore della forma. Composta tra il 1807 e il 1808 la Sesta si colloca esattamente sul crinale che divide gli universi della musica assoluta e della musica a programma. Per un verso Beethoven ha in mente il “discorso pubblico” tipico della sinfonia e le attribuisce dunque il compito di essere veicolo di pensiero. Per l’altro però è fortemente attratto (e se si tiene conto delle future Variazioni Diabelli questa non è affatto una contraddizione) dall’uso dei programmi extra-musicali che si faceva nel Settecento. Non a caso nel quaderno di appunti che reca il primo abbozzo della sinfonia la definisce (in italiano) “sinfonia caracteristica” (sic), un termine che sta ad indicare, l’intenzione di attribuire all’opera un affetto determinato, unico e facilmente identificabile. E l’affetto della Pastorale è affidato non solo alla famosa definizione che troviamo nel manoscritto utilizzato per la prima esecuzione del 1808 ("Sinfonia pastorella - mehr Ausdruck der Empfìndung als Malerey" ossia “più espressione del sentimento che pittura”), ma anche alle puntigliose didascalie che accompagnano ognuno dei cinque movimenti: 1. Piacevoli sentimenti che si destano nell'uomo all'arrivo in campagna 2. Scena al ruscello 3. Allegra riunione di campagnoli 4. Tuono e tempesta 5. Sentimenti di Benevolenza e ringraziamento alla Divinità dopo la tempesta. Dunque il tema chiave della sinfonia è la relazione dell’essere umano con il tempo ciclico, eterno e non lineare che Dio ha impresso agli accadimenti della natura. A questo suo carattere ambiguo ed intermedio la Sesta deve anche il suo tratto fortemente sperimentale che svuota lo schema della forma sonata e lo trasforma in una proliferazione ciclica e iterativa, in tutti movimenti, di infiniti motivi tematici.

 

 

M° James Feddeck
Direttore d' orchestra

 

James Feddeck sta rapidamente diventando uno dei più importanti direttori d’orchestra di oggi, imponendo il suo talento sia al di qua sia al di là dell’Atlantico. Nelle ultime due stagioni, Feddeck ha debuttato con importanti orchestre europee e nordamericane: la Chicago e la Los Angeles Chamber, la Ottawa NAC, le orchestre sinfoniche di Atlanta, Houston, Vancouver, Milwaukee e la BBC Symphony Orchestras, la Deutsche Oper Berlin - in collaborazione con il Bejart Ballet - e le orchestre filarmoniche di Tampere e Helsinki. Nella stagione 2015/2016 si contano i debutti con la Minnesota Orchestra, con le orchestra sinfoniche di Detroit e Toronto, con la City of Birmingham e la RTÉ National Orchestra, con l’Orchestre de Chambre de Lausanne, la Royal Stockholm, la Royal Flemish, la Brno Philharmonic Orchestra, l’Orchestre National de Lyon, la Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino e presso il Grand Teton Music Festival. Oltre alle collaborazioni con la Cleveland Orchestra al Blossom Festival e con la Chicago Symphony Orchestra, Feddeck ha diretto la Royal Scottish National Orchestra e la Residentie Orkest. La scorsa stagione ha debutatto in Italia, a Milano, con l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. Vincitore del prestigioso Solti Conducting Award nel 2013, Feddeck è Direttore Assistente a Cleveland, dove ha diretto concerti sinfonici e collaborato alla realizzazione di due nuove produzioni: Don Giovanni e Carmina Burana. Prima di questo impegno ha studiato con David Zinman all’Aspen Music Festival and School, dove ha vinto l’Aspen Conducting Prize nel 2008. Oltre ad essere direttore d’orchestra, James Feddeck è un eccellente organista che ha tenuto recital in Europa e in Nord America. Ha studiato oboe, pianoforte, organo e direzione presso l’Oberlin Conservatory of Music, dove, nel 2010, ha conseguito l’Outstanding Young Alumni Award.

 

 

Benedetto Lupo
Pianoforte solista

 

Considerato dalla critica internazionale come uno dei talenti più interessanti e completi della sua generazione, Benedetto Lupo si è imposto all’attenzione del mondo musicale con l’affermazione nel 1989, primo italiano, al prestigioso Concorso Internazionale Van Cliburn che lo ha portato a suonare con le più importanti orchestre americane ed europee, come la Philadelphia Orchestra, Boston Symphony, Chicago Symphony, Los Angeles Philharmonic, Orchestre Symphonique de Montréal, Seattle Symphony, Vancouver Symphony, la London Philharmonic, Gewandhaus Orchester di Lipsia, Rotterdam Philharmonic, Hallé Orchestra, Deutsches Symphonie-Orchester, Stuttgarter Philharmoniker, Orquesta Nacional de España, Orchestre Philharmonique de Monte Carlo, Orchestre Philharmonique de Liège, Bergen Philharmonic, Orchestre du Capitole de Toulouse. Dopo il debutto a tredici anni con il Primo Concerto di Beethoven, si era già affermato in numerosi concorsi internazionali, tra i quali il Cortot e il Robert Casadesus, Gina Bachauer e, nel 1992, al Premio Terence Judd a Londra. La sua intensa attività concertistica lo ha visto spesso ospite al Lincoln Center di New York, alla Salle Pleyel a Parigi, alla Wigmore Hall a Londra, alla Philharmonie a Berlino, al Palais des Beaux Arts di Bruxelles, al Festival di Tanglewood, al Festival Internazionale di Istanbul, al Festival Enescu di Bucarest e al Tivoli Festival di Copenaghen. Tra i direttori con cui ha collaborato ricordiamo Yves Abel, Giancarlo Andretta, John Axelrod, Piero Bellugi, Daniele Callegari, Aldo Ceccato, Ed Gardner, Andrew Grams, Lü Jia, Vladimir Jurowski, Jean-Jacques Kantorow, Bernard Labadie, Louis Langrée, Alain Lombard, Nicholas McGegan, Juanjo Mena, Kent Nagano, Daniel Oren, George Pehlivanian, Zoltan Pesko, Michel Plasson, Josep Pons, Lawrence Renes, Joseph Silverstein, Stanislaw Skrowaczewski, Michael Stern, Alexander Vedernikov, Antoni Wit, Hugh Wolff and Xian Zhang. Oltre alle sue registrazioni per numerose radiotelevisioni europee e statunitensi, Lupo ha inciso per Telec, Bmg, Vai, Nuova Era e l’integrale delle composizioni per pianoforte e orchestra di Schumann per la ARTS. Nel 2005 l’incisione del Concerto Soirée di Nino Rota, per Harmonia Mundi riscuote un grande successo dalla critica internazionale che gli conferisce ben cinque premi, tra i quali il prestigioso Diapason d’Or. Nato a Bari, Benedetto Lupo ha iniziato gli studi musicali nella sua città, sotto la guida di Michele Marvulli e Pierluigi Camicia, perfezionandosi successivamente con Sergio Perticaroli, Aldo Ciccolini e frequentato le masterclass di Carlo Zecchi, Nikita Magaloff, Jorge Bolet e Murray Perahia. Pianista dal vasto repertorio, Benedetto Lupo ha al suo attivo anche un’importante attività cameristica e didattica; tiene masterclass presso importanti istituzioni internazionali ed è spesso invitato nelle giurie di prestigiosi concorsi pianistici internazionali. Dall’anno accademico 2013/2014, è titolare della cattedra di pianoforte nell’ambito dei corsi di perfezionamento dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma. Nel dicembre 2015 è stato nominato Accademico di Santa Cecilia.

 

 

Orchestra I Pomeriggi Musicali

 

27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokov’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti, Respighi. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.

 

 



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