TEATRO DAL VERME
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

73ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali



Direttore: James Feddeck
Pianoforte: Giuseppe Andaloro
Orchestra I Pomeriggi Musicali

PROGRAMMA

George Gershwin (1898-1937)

Rhapsody in Blue


George Gershwin

An American in Paris


* * *

 

Antonín Dvořák (1841-1904)

Sinfonia n. 9, “Dal nuovo mondo”, in mi minore, op. 95

Adagio - Allegro molto

Largo

Scherzo - Molto vivace

Allegro con fuoco

 

Note di sala a cura di Guido Barbieri

 

Un americano a Parigi e un boemo a New York. È un tragitto di andata e ritorno tra le due sponde dell’Oceano quello che viene disegnato dal programma di questa sera. Un percorso a due facce che non riguarda soltanto George Gershwin e Antonin Dvorak, i protagonisti del concerto, ma che è stato compiuto, a cavaliere tra Otto e Novecento, da un “possente mucchietto” (così veniva chiamato in Russia il celebre Gruppo dei Cinque) di compositori. Uno scambio fertile che ha spesso prodotto oggetti musicali anomali, irregolari, “sperimentali”. È il caso delle due pagine “sinfoniche” che aprono il concerto, frutto, entrambe, della ibridazione tra l’invenzione melodica “nativa” di Gershwin e la sua esperienza diretta della musica d’arte europea.

Nonostante la genesi, il titolo e numerosi malintesi nella Rhapsody in blue, composta nel 1924 per la jazz band newyorchese di Paul Whitmann, non vi sono tracce di jazz nero, né di jazz bianco, né tanto meno di blues (il blu del titolo è un richiamo esplicito al colorismo della musica di Debussy!). Il motore compositivo che mette in moto l’invenzione di Gershwin è, al contrario, il song: ossia il frutto commerciale di maggior successo della musica urbana bianca. La modellazione ritmica e melodica dei tre temi che costituiscono l’ossatura della Rhapsody richiama da vicino, infatti, il carattere icastico, cantabile, ritmicamente regolare della “canzone”. Ciò che non appartiene al modello song non è tanto l’orchestrazione (realizzata da Ferde Grofé prima per jazz band e poi per orchestra sinfonica), bensì l’organizzazione formale: la Rhapsody si presenta infatti come una sorta di Allegro di sonata con sviluppo abbreviato. I primi due temi sono facilmente identificabili: il primo è letteralmente lanciato dal notissimo glissando inziale del clarinetto, il secondo è invece esposto poco oltre dai bassi in note ribattute e in tempo rapido. Lo sviluppo regala un terzo elemento tematico di carattere lirico che dà modo al pianoforte di esporre una sorta di cadenza di chiara matrice improvvisativa. La ripresa riconsegna il testimone all’orchestra che lascia l’ultima parola, come nel incipit, al clarinetto.

Se il modello della Rhapsody è l’Allegro di sonata quello di An American in Paris è decisamente il poema sinfonico. Un altro alveo formale che appartiene alla tradizione musicale europea. Tutto nasce da un “vero” viaggio a Parigi che Gershwin compie nel 1928, trasformato, con rapidità quasi fotografica, in racconto sonoro. Nonostante l’autore si celi dietro la consueta reticenza (“Non ho cercato di evocare alcuna scena determinata, l’ascoltatore vi trova gli episodi che la sua immaginazione gli suggerisce”) il programma narrativo è preciso come un resoconto giornalistico: la prima delle tre sezioni descrive la passeggiata di un turista americano nei luoghi celebri della città, dagli Champs-Elysées al Quartier Latin, con tanto di autentici clacson parigini. La seconda dipinge, attraverso un solo di tromba vagamente blues, la “nostalgia di casa” che coglie fatalmente il cittadino degli States, la terza mette in scena l’incontro del turista con un altro americano di passaggio: ed è il pretesto per la ricapitolazione e la variazione dei temi precedenti. La forza della partitura sta soprattutto nell’orchestrazione, curata, questa volta, dallo stesso Gershwin: i sassofoni, la celesta, i clacson, la batteria delle percussioni incidono profonde nervature timbriche nel tessuto sonoro, sempre vivo e scattante, degli archi: “È la musica più moderna – scrive Gershwin – che io abbia mai scritto”.

Il tragitto inverso rispetto a quello di Gershwin è quello che compie, nel 1892, Antonin Dvorak. Il compositore boemo, giunto allo zenit della sua popolarità, viene invitato a dirigere il Conservatorio di New York e per tre anni sarà anche lui “cittadino americano”. Un periodo fertile, sotto tutti i punti di vista, il cui frutto più prezioso è senza alcun dubbio la celeberrima Sinfonia n. 9 in mi minore op. 95, detta “Dal nuovo mondo”. Lontano dal rigore etno musicologico di Bartok, Dvorak è tuttavia sinceramente interessato al patrimonio musicale indigeno, in particolare alla musica nera e quella dei nativi americani. E realizza dunque un formidabile processo di sintesi tra la musica popolare boema, la musica colta europea e il patrimonio musicale indigeno. Un esempio “esplosivo” è dato dal tema dominante dell’Allegro, destinato a diventare il leitmotiv dell’intera sinfonia: il disegno tematico, realizzato dal corno solista e dagli archi, possiede il tono eroico e solenne delle melodie boeme utilizzate tante volte da Dvorak, ma il disegno ritmico, basato su un ritmo puntato e fortemente sincopato, proviene invece dall’alveo dei folk tunes americani. Ma gli intarsi tra i tre universi complementari compaiono anche negli altri tre movimenti: nel Largo, il secondo movimento, un corale degli ottoni di ascendenza europea, si fonde alla perfezione con un tipico song rurale del Far West, sia pure di discendenza celtico-irlandese. Nel terzo movimento l’architettura dello Scherzo beethoveniano accoglie con naturalezza il motivo di una “danza della foresta” praticata dai nativi americani, mentre nell’Allegro con fuoco finale il tema solenne degli ottoni (un altro corale di stile europeo) è costruito però su una scala minore naturale, tipica figura della musica popolare americana. La Sinfonia del Nuovo Mondo dunque – sintesi perfetta di tre mondi musicali lontani – è in realtà una vera e propria “Sinfonia del Mondo”.

 

M° James Feddeck
Direttore d' orchestra


James Feddeck sta rapidamente diventando uno dei più importanti direttori d’orchestra di oggi, imponendo il suo talento sia al di qua sia al di là dell’Atlantico. Nelle ultime due stagioni, Feddeck ha debuttato con importanti orchestre europee e nordamericane: la Chicago e la Los Angeles Chamber, la Ottawa NAC, le orchestre sinfoniche di Atlanta, Houston, Vancouver, Milwaukee e la BBC Symphony Orchestras, la Deutsche Oper Berlin - in collaborazione con il Bejart Ballet - e le orchestre filarmoniche di Tampere e Helsinki. Nella stagione 2015/2016 si contano i debutti con la Minnesota Orchestra, con le orchestra sinfoniche di Detroit e Toronto, con la City of Birmingham e la RTÉ National Orchestra, con l’Orchestre de Chambre de Lausanne, la Royal Stockholm, la Royal Flemish, la Brno Philharmonic Orchestra, l’Orchestre National de Lyon, la Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino e presso il Grand Teton Music Festival. Oltre alle collaborazioni con la Cleveland Orchestra al Blossom Festival e con la Chicago Symphony Orchestra, Feddeck ha diretto la Royal Scottish National Orchestra e la Residentie Orkest. La scorsa stagione ha debutatto in Italia, a Milano, con l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. Vincitore del prestigioso Solti Conducting Award nel 2013, Feddeck è Direttore Assistente a Cleveland, dove ha diretto concerti sinfonici e collaborato alla realizzazione di due nuove produzioni: Don Giovanni e Carmina Burana. Prima di questo impegno ha studiato con David Zinman all’Aspen Music Festival and School, dove ha vinto l’Aspen Conducting Prize nel 2008. Oltre ad essere direttore d’orchestra, James Feddeck è un eccellente organista che ha tenuto recital in Europa e in Nord America. Ha studiato oboe, pianoforte, organo e direzione presso l’Oberlin Conservatory of Music, dove, nel 2010, ha conseguito l’Outstanding Young Alumni Award.

 

Giuseppe Andaloro
Pianoforte solista


È nato a Palermo nel 1982. Dotato di raro talento, ha iniziato sin dall'infanzia lo studio della musica e del pianoforte e ad esibirsi pubblicamente in concerto all'età di 8 anni. Allievo prediletto del compianto Maestro Sergio Fiorentino, giovanissimo ha completato gli studi pianistici al Conservatorio Verdi di Milano con lode e menzione d'onore sotto la guida del Maestro Vincenzo Balzani, perfezionandosi anche in Musica da Camera presso lo stesso Conservatorio Verdi e il Mozarteum di Salisburgo. Si è affermato come solista di livello internazionale già a 18 anni vincendo il Primo Premio e tutti Premi Speciali ad alcuni concorsi internazionali di federazione mondiale fra i più prestigiosi: "Concurso Internacional de Musica da Cidade do Porto" - Portogallo, "Sendai International Piano Competition" - Giappone, "Rabat Grand Prix de Piano", Concorso Internazionale Pianistico "Alfredo Casella" di Napoli, "Premio Venezia". Nel 2002, a soli 20 anni, ottiene l'amibitissima Medaglia d'Oro al "London World Piano Competition" mai vinta da un altro pianista italiano. Nel 2005, a 23 anni, ottiene la strepitosa vittoria del Primo Premio e di tutti i Premi Speciali al 55° Concorso Internazionale "Ferruccio Busoni" di Bolzano e più recentemente, nel 2011, conquista la prestigiosissima Medaglia d'Oro al "Hong Kong International Piano Competition" con giuria presieduta da Vladimir Askhenazy, sotto la cui direzione si è anche esibito all'Auditorium Esplanade di Singapore in un memorabile 2° Piano Concerto di Sergej Rachmaninov, ancora in oggi molto condiviso su YouTube. E' invitato come solista ai maggiori festival di musica internazionali dal Salzburger Festspiele al Ruhr Klavier, Praha Festival, Bucarest Enescu, Ravello, Hong Kong Chopin Festival, Beirut Al Bustan Festival, Morelia and Mexico City Festival, Liepaja Festival, Sendai Classical, Duszniki-Zdròj Chopin Festival, Festival Arturo Benedetti Michelangeli di Brescia e Bergamo, Osor Festival, Tuscan Festival, e nelle sale da concerto più prestigiose come Teatro La Scala di Milano, Teatro San Carlo di Napoli, Sala Santa Cecilia del Parco della Musica di Roma, Teatro Massimo di Palermo, Teatro Petruzzelli di Bari, Mozarteum Grobes Saal di Salisburgo, Gasteig di Monaco, Salle Gaveau e Salle Cortot di Parigi, Royal Festival Hall e Queen Elisabeth Hall di Londra, Sumida Triphony Hall e Pablo Casals Hall di Tokyo, Esplanade Auditorium di Singapore, Concert Hall di Hong Kong. Assai vasto il repertorio dei suoi concerti che spazia dalla musica rinascimentale fino alla moderna e contemporanea e che comprende anche due sue trascrizioni, entrambe per due violoncelli e due pianoforti de "La Sagra della Primavera" di Igor Stravinskij e de "La Valse" di Maurice Ravel, già debuttate in prima mondiale al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo nel 2011, oltre che al Teatro Bon di Udine, allo Chopin Festival di Hong Kong, nella Sala dei Concerti dell'Università La Sapienza di Roma, all'Auditorium del Parco a L'Aquila, nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, nella Sala dei Concerti del Conservatorio di Torino. Ha collaborato con numerose primarie orchestre internazionali incluse London Philharmonic Orchestra, NHK Symphony Orchestra di Tokyo, Singapore Symphony Orchestra, Hong Kong Philharmonic Orchestra, Philharmonische Camerata Berlin, London Mozart Players, Orchestra dell'Accademia Nazionale Santa Cecilia di Roma, Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, Orchestra del Teatro Massimo di Palermo; con famosi direttori del calibro di Vladimir Ashkenazy, Gianandrea Noseda, Andrew Parrott; con noti solisti come Sarah Chang, Giovanni Sollima, Sergej Krylov, Anna Tifu, con l'attore John Malkovich. Nel 2005 è stato premiato per "Meriti Artistici" dal Ministero Italiano per i Beni e le Attività Culturali, nel 2009 ha ricevuto il Premio Elio Vittorini per la Musica, nel 2012 il Premio Nino Carloni - Giovane Esecutore. Tiene master class di alto perfezionamento pianistico presso i conservatori di Palermo, Trento, Cagliari, Foggia, Rimini, Caltanissetta, presso l'Accademia Piano Friends di Milano, la Tokyo Showa University, la Fresno California State University, l'International Keyboard Academy of Thailand, la Kuala Lumpur Chopin Society. E' stato membro di giuria presso vari concorsi internazionali come il Casagrande di Terni e il Grand Prix de Piano di Rabat. E' ospite solista presso le emittenti radio/tv Rai-Radio3, NHK-BS2 Tokyo, BBC Radio3 Londra, Radio France Musique, Amadeus 103.7 Buenos Aires, Classic FM Radio Allegro Johannesburg, RTSI Lugano, Radiodifusao Portoguesa, Rai Radio3 Italia, German Radio SWR2, Radio Vaticana, WRR Dallas Radio Classica, Hong Kong Radio 4, Singapore Symphony 92.4 FM, Fresno Valley Public Radio. Ha al suo attivo numerose incisioni discografiche, anche per Fontec e Naxos, e il suo ultimo album Cruel Beauty nel 2013, edito da Sony Classic, è una "World Première" di musiche italiane del tardo Rinascimento e del primo Barocco, per la prima volta suonate e registrate con un pianoforte moderno.

 

Orchestra I Pomeriggi Musicali


27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokov’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti, Respighi. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.


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