TEATRO DAL VERME
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

74ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali Ritratti d'Autore



Direttore: Marco Angius

Mezzosoprano: Katarzyna Otczyk

Orchestra I Pomeriggi Musicali

PROGRAMMA

10° ritratto: Gustav Mahler (1860-1911)


 

Gustav Mahler

Kindertotenlieder

Nun will die Sonn’ so hell aufgeh’n

Nun seh’ ich wohl, warum so dunkle Flammen

Wenn dein Mütterlein

Oft denk’ ich, sie sind nur ausgegangen

In diesem Wetter

 

* * *

 

Gustav Mahler

Sinfonia n. 4 in Sol Maggiore

Bedächtig, nicht eilen

In gemächlicher Bewegung, ohne Hast

Ruhevoll, poco adagio

Wir geniessen die himmlischen Freuden. Sehr behaglich

 

 

Note di sala a cura di Gaia Varon

 

In nessun autore come in Mahler il canto su testo poetico, il Lied, si intreccia con la scrittura sinfonica. Nell’ultimo decennio dell’Ottocento la fonte a cui maggiormente attinse il compositore fu la raccolta di canti popolari Das Knaben Wunderhorn (Il corno magico del fanciullo), ma con l’inizio del secolo la sua attenzione si rivolse programmaticamente alla musica d’arte e innanzitutto a quella di Friedrich Rückert. Nato nove anni prima di Schubert e morto dieci anni dopo Schumann, Rückert viene solitamente definito un romantico minore, ma l’aggettivo non si addice alla fortuna che conobbe presso i musicisti: i suoi versi sono stati messi in musica da Schubert, Robert e Clara Schumann, Brahms, Liszt, Richard Strauss, Musorgskij, Hindemith, Zemlinskij, Bartók e molti altri ancora.

 

Mahler aveva già musicato alcune singole poesie di Rückert, ma nell’estate del 1901 cominciò a lavorare su un vero e proprio ciclo, che si intitolerà Kindertotenlieder, scegliendo cinque dagli oltre quattrocento testi che il poeta aveva dedicato alla morte dei due minori dei suoi sei figli. Quando Mahler cominciò a lavorarci, non conosceva ancora la donna che sarebbe diventata sua moglie, Alma (l’avrebbe conosciuta a novembre di quello stesso anno); quando li terminò, nel 1904, era il padre felice di due bambine. Il contrasto fra la loro felicità domestica e il dolore dei Kindertotenlieder era incomprensibile per Alma, che anni dopo avrebbe scritto come con alcune sue opere Mahler aveva «anticipato la vita»: una delle figlie morirà infatti di difterite nel 1907. Può darsi che Mahler, come Alma temeva stesse facendo, avesse sfidato la sorte o che si trattasse davvero di una sorta di premonizione, ma l’attrazione di Mahler per le poesie di Rückert precede nei fatti la perdita della figlia e potrebbe invece essere legata al dolore profondo provato per la morte, nel 1874, di un amatissimo fratello minore, Ernst, lo stesso nome di uno dei figli di Rückert. Più in generale, i Kindertotenlieder si possono iscrivere in un profondo coinvolgimento col sentimento della morte che percorre gran parte della musica di Mahler e segnano anche una nuova fase del suo sviluppo creativo, marcata da un’intensità e un’intimità che culmineranno quasi un decennio più tardi in Das Lied von der Erde. Un tratto di questa svolta è la veste strumentale che Mahler usa per i Kindertotenlieder, impiegando un’orchestra, certamente meno estesa che nelle sinfonie, ma pur sempre orchestra, trattata tuttavia in modo da produrre una stupefacente varietà di sonorità cameristiche.

 

Il primo Lied, Nun will die Sonn’ so hell aufgeh’n (E ancora il sole vuole sorgere così splendente) si apre con oboe e corno klagend (dolente) che esprimono un lamento attonito, un sentimento che pervade anche il successivo ingresso della voce per poi trasmettersi agli altri fiati, sostenuti con estrema discrezione dagli archi. Il suono dei violoncelli incarna il rimpianto per un presentimento di morte non colto per tempo nel secondo Lied, Nun seh’ich wohl (Ora vedo), mentre il terzo, Wenn dein Mütterlein (Quando la tua mammina) evoca con una melodia di filastrocca resa desolata e struggente dal corno inglese un’illusoria presenza percepita vicino alla madre.

Nel quarto, Oft denk’ ich, sie sind nur ausgegangen (Spesso penso siano solo usciti per una passeggiata), un esordio apparentemente più lieto, e ben presto smentito, traduce l’ostinato desiderio di illudersi che i figli siano semplicemente usciti a passeggio. Nel quinto, In diesem Wetter (Con questo tempo), il più drammatico, il timore della tempesta dà forma sonora con un’angosciosa scansione di violoncelli e contrabbassi al senso di colpa, per poi chiudersi, e chiudere l’intero ciclo, nel segno di una rassegnazione se non altro agognata.

 

È tratto ancora dal Knaben Wunderhorn il testo di Das Himmlische Leben (La vita celeste), un Lied che Mahler musicò nel 1892, dapprima per voce e pianoforte e successivamente per orchestra, e che pensò di inserire nella parte conclusiva della sua Terza Sinfonia. Scartò l’idea (saggiamente, poiché a quel punto la Terza era già molto lunga e probabilmente troppo imponente per una chiusa decisamente più essenziale) e lo inserì invece nella sua sinfonia successiva, la Quarta, che Mahler cominciò a scrivere in un periodo difficile della sua vita, costellato di delusioni e fatiche mentre era alla guida dell’Opera di Vienna. Gli impegni gli lasciavano poco spazio per comporre e nei pochi giorni che riuscì a ritagliarsi nell’estate del 1899 buttò giù un primo abbozzo della nuova sinfonia, ma fu poi costretto a metterlo da parte. Nell’estate successiva, determinato a trovare tempo e concentrazione per scrivere, Mahler comperò della terra e si fece costruire non solo una casa, ma anche una capanna distanziata e immersa nel verde; ogni mattina vi si recava e vi trascorreva la giornata lavorando.

 

Ne scaturì un’opera nuova e originale, distante dall’enormità delle tre sinfonie precedenti, rivolta al tema dell’infanzia e pervasa da un sentimento di innocenza.

Il primo movimento si apre in un’atmosfera di ciò che in tedesco si dice Gemütlichkeit, un misto di intimità e confidenza, un mondo domestico con una punta di nostalgia che ha fatto pensare a Schubert (un autore che Mahler conosceva e amava profondamente), e, dopo alcune peregrinazioni più cupe, si chiude con una sorta di gioia infantile. Dopo un secondo movimento asciutto, dominato dal violino e da ritmi di danza (Mahler lo intendeva come una sorta di danse macabre), giunge quello che può essere considerato il cuore della sinfonia, il terzo, che ricordava all’autore il sorriso di sua madre; pur con alcune peculiarità, può essere visto come un doppio tema con variazioni, basato su due melodie, una affidata al violoncello, l’altra, più malinconica, all’oboe, che si alternano e si ripresentano ogni volta in nuove forme. Il movimento si arresta infine solo per lasciare spazio a un’esplosione orchestrale che apre le porte del cielo: qui Mahler inserisce finalmente, come movimento conclusivo, Das himmlische Leben, una visione celeste solitamente affidata a una voce femminile preferibilmente chiara, quasi infantile, che infatti Mahler prevede possa essere sostituita da una voce bianca. Il Lied fu dunque il principio della composizione, concepita in un certo senso a ritroso, partendo da quel finale che Mahler ebbe a definire come la punta della struttura piramidale della Sinfonia.

 

M° Marco Angius

Direttore d'orchestra


Marco Angius è un direttore di riferimento per il repertorio moderno e contemporaneo. Dopo aver concluso gli studi musicali a Roma e quelli universitari a Bologna poco più che ventenne, si dedica inizialmente alla direzione d’ensemble fondando il gruppo Algoritmo con cui vince il Premio del Disco Amadeus per l’incisione di Mixtim di Ivan Fedele (Stradivarius, 2007), quindi debutta con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino (che dirige regolarmente fin dall’edizione Rai Nuova Musica del 2006), Maggio Musicale Fiorentino, Teatro La Fenice, Teatro Comunale di Bologna, Orchestra della Toscana, Orchestre de Nancy, Teatro Petruzzelli, Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, I Pomeriggi Musicali, Orchestra della Svizzera Italiana, Orchestre de Chambre de Lausanne, Orchestra di Padova e del Veneto. Già assistente di Sir Antonio Pappano per il Guillaume Tell di Rossini (Emi Records, 2011), nel 2012 debutta con l’Ensemble Intercontemporain alla Cité de la musique di Parigi e con la Tokyo Philharmonic all’Opera City di Tokyo. Marco Angius è stato invitato da festival quali Biennale di Venezia, MiTo, Milano Musica, Warsaw Autumn Festival, Ars Musica di Bruxelles, Biennale Zagreb, deSingel di Anversa (con l’Hermes Ensemble di cui è principale direttore ospite), Traiettorie, Romaeuropa Festival, Royal College of Music, Accademia Musicale Chigiana. Nella ricca produzione discografica spiccano opere di Salvatore Sciarrino (Luci mie traditrici per Stradivarius/Euroarts, Le stagioni artificiali, Studi per l’intonazione del mare, Cantiere del poema, Cantare con silenzio), Ivan Fedele (Mixtim e Mosaîque), Giorgio Battistelli (L’imbalsamatore con l’Ensemble Icarus), John Cage (Imaginary landscapes e Sixteen dances), Franco Evangelisti (Die Schachtel), Arnold Schönberg (Pierrot lunaire con l’Ensemble Prometeo), Michele dall’Ongaro (Checkpoint, Orchestra di Padova/Ex Novo Ensemble), Nicola Sani (In red, Stradivarius 2014). È autore di numerosi saggi e scritti sulla musica contemporanea. Tra le produzioni più recenti: Aspern di Sciarrino, Jakob Lenz di Rihm e Don Perlimplin di Maderna, L’imbalsamatore di Giorgio Battistelli, La chute de la maison Usher di Ivan Fedele, L’Italia del destino di Luca Mosca e La metamorfosi di Silvia Colasanti al Maggio Musicale Fiorentino, La volpe astuta di Janácek, Il diario di Nijinsky di Detlev Glanert (2009). Tra gli impegni recenti, la monumentale esecuzione e incisione integrale dell’Arte della fuga di Bach orchestrata da Hermann Scherchen con l’Orchestra di Padova e del Veneto, una nuova produzione di Gianni Schicchi di Puccini e Alfred, Alfred di Donatoni col Teatro Sperimentale di Spoleto, le musiche di scena per L’Arlésienne di Bizet con l’Orchestra della Toscana e Chiara Muti, ), L'Italia del destino di Luca Mosca al Maggio Musicale Fiorentino e l'intensa attività concertistica con l'Ensemble dell'Accademia Teatro alla Scala, giovane formazione di cui è anche coordinatore artistico. Da settembre 2015 Marco Angius e' il nuovo direttore musicale e artistico dell'Orchestra di Padova e del Veneto.

 

Katarzyna Otczyk

Mezzosoprano

 

Il mezzosoprano italo-polacco Katarzyna Otczyk si è laureata in canto lirico presso l’Università Musicale F. Chopin a Varsavia nel 2009, nella classe di Anna Radziejewska. Ha effettuato un periodo di studio al Conservatorio Santa Cecilia a Roma per il programma europeo Erasmus e ha fatto parte, nel 2012, dell’Opera Studio dell’Accademia di Santa Cecilia. Negli anni di formazione ha seguito masterclass di Teresa Berganza, Renato Bruson, Renata Scotto, Sara Mingardo, Anna Vandi, Elizabeth Norberg-Schulz, Jadwiga Rappé.
Il debutto di Katarzyna Otczyk si è tenuto nella stagione 2008/2009, con la parte di Lucinda in L’Amante di Tutte di Galuppi alla Warsaw Chamber Opera cui è seguita Bianca in The Rape of Lucretia di Britten alla Baltic Opera di Danzica. Fra il 2010 e il 2015 ha cantato Maddalena in Rigoletto (Gubbio), Suzuki in Madama Butterfly (Spoleto), Flora nella Traviata (Spoleto, Perugia, Roma) Zita in Gianni Schiccni (Spoleto), Adalberto in Adelaide di Borgogna di Pietro Generali (Rovigo, opera registrata dalla casa discografica Bongiovanni), Alfred Alfred di Donatoni, Pipa e Barlafuso di Caldara, Bacocco e Serpilla di Orlandini (Spoleto), Sorceress in Dido and Aeneas di Purcell (Varsavia), Coscienza in Opera Migrante di Gregoretti (Spoleto, Roma). 
Nel 2017 ha cantato in Medeamaterial di Pascal Dusapin al Teatro Comunale di Bologna, diretta da Marco Angius.
Ha già affrontato un gran numero di lavori del repertorio sinfonico vocale e sacro: Gloria di Vivaldi, Resurrezione di Handel , Messe di Mozart, Stabat Mater e Petite Messe Solennelle di Rossini, etc. Ha anche maturato una significativa esperienza in ambito della musica contemporanea con partiture di Luigi Nono, Risonante Erranti (Parma, Traiettorie 2014, Ex Novo Musica Venezia 2015, Padova Festival SaMPL) e Prometeo (Parma, Teatro Farnese, 2017); Sciarrino, Infinito Nero (Parma, Traiettorie 2015); Sinopoli Souvenirs à la mémoire (Biennale Musica 2015); Lucio Gregoretti Migranti - Andante alla Belga (Roma Sinfonietta 2017). 
Katarzyna Otczyk è risultata vincitrice della 65ª edizione del Concorso per Giovani Cantanti Lirici Comunità Europea 2011 di Spoleto. Vincitrice del Terzo premio del Premio Valentino Bucchi 2010 e del Terzo premio al VIII Concorso Internazionale di Canto Barocco F. Provenzale a Napoli nel 2011. Finalista e vincitrice del premio speciale "Provincia di Roma" al Concorso Internazionale Musica Sacra 2011" a Roma; finalista, laureata e borsista del Foro Musicale dei Giovani del Foro Austriaco della Cultura a Varsavia nel 2007; vincitrice del premio speciale per la migliore esecuzione delle canzoni di Chopin per l’Accademia Estiva del Canto a Danzica nel 2010. 


Orchestra I Pomeriggi Musicali

 

27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokov’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di  Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.

 

 

 



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