TEATRO DAL VERME
La stagione
 

Neri Marcorè e GnuQuartet



Come una specie di sorriso - Omaggio a Fabrizio De André.

Un poliedrico artista, apprezzato come attore di cinema, teatro e televisione, e un quartetto dal singolare organico strumentale (violoncello, violino, flauto, viola) omaggiano uno dei più grandi poeti del cantautorato italiano partendo dal verso di una delle sue canzoni più famose, “Il pescatore”.

PROGRAMMA

In Come una specie di sorriso c’è il Fabrizio De Andrè, anche quello meno conosciuto, che Neri Marcorè, qui nelle vesti di cantante e chitarrista, più ama. Il De Andrè che tutti amano. Un repertorio, impreziosito dagli arrangiamenti sofisticati di Stefano Cabrera (GnuQuartet), che trascinerà il pubblico in un emozionante viaggio musicale attraverso i versi immortali del grande Faber.

 

Non solo un concerto ma un vero e proprio progetto di diffusione di idee. “Mi piacciono le sue musiche e i suoi testi, che offrono un punto di vista molto particolare. Fabrizio era un uomo senza pregiudizi, sempre dalla parte dei più deboli, degli oppressi, delle minoranze e dei diversi, senza barriere mentali”, così Neri Marcorè ha cercato di spiegare lo stretto legame con il cantautore, il desiderio di condividerlo, di dimostrare che quei testi hanno ancora molto da dire ai giorni nostri.  Il progetto “è nato con un pizzico di ironia, senza prendermi troppo sul serio, senza pensare di fare lo chansonnier ma con la voglia di cantare insieme al pubblico i brani di De André che ho scelto seguendo il mio gusto e quel frammento di testo”.  Il titolo Come una specie di sorriso, è ripreso dal testo di una delle canzoni più famose, Il pescatore, con il suo solco lungo il viso che assomiglia, appunto, ad una specie di sorriso.


Neri Marcorè è dotato dell’istrionismo che solo i grandi mattatori dello spettacolo possono avere. Radio, cinema, teatro, televisione, doppiaggio: la sua carriera inizia nei primi anni ’90 ed è un mosaico di grandissimi successi, tra cui è impossibile non ricordare “Il cuore altrove” di Pupi Avati (Nastro d’argento per Miglior Attore) e le grandi trasmissioni televisive accanto a Serena Dandini e ai fratelli Guzzanti.  Amatissimo da pubblico e critica e antidivo per eccellenza, Marcorè negli ultimi anni si è dedicato con particolare attenzione al teatro musicale, esplorando pietre miliari della musica quali Giorgio Gaber e i Beatles. 


GnuQuartet sono Stefano Cabrera (arrangiamenti e violoncello), Roberto Izzo (violino), Francesca Rapetti (flauto traverso) e Raffaele Rebaudengo (viola). Un quartetto dallo stile sicuro e inconfondibile - che ha caratterizzato i progetti di grandi artisti quali Subsonica, Afterhours, PFM, Gino Paoli, Niccolò Fabi, Daniele Silvestri, Motel Connection e molti altri che hanno richiesto la loro collaborazione - guadagnandosi l’attenzione e l’apprezzamento del pubblico e della critica fin dagli inizi della loro carriera.


Per coloro che appartengono alla nostra generazione, una delle esperienze che maggiormente fa sentire la sua mancanza è quella di un concerto di Fabrizio De André.  Non abbiamo avuto, e non avremo mai, la possibilità di ascoltarne dal vivo la voce, o di ammirarne le dita pizzicare le corde della sua chitarra, o, ancora, di lasciarci catturare da quegli occhi sempre mezzi chiusi, forse per celare, proteggere una profondità che tanto lo avvicinava a uno dei suoi (ci si passi il termine) personaggi: Andrea. Avvertite bene del rammarico. C’è un però.
Nonostante questa nostra impossibilità, ieri sera abbiamo scoperto, con grandissima sorpresa, che in realtà esiste qualcuno capace di far sentire un po’ meno il peso dell’assenza del grande Faber. Accompagnato da un eccezionale Gnu Quartet, dal bravissimo percussionista Simone Talone, dall’ecletticità di Domenico Mariorenzi, nonché dalle angeliche voci di Flavia Barbacetto e Angelica Dettori, Neri Marcorè ci ha mostrato come l’amore per De André e l’emozione provata nel portarlo di nuovo sul palco inevitabilmente raggiungono il pubblico.
La sensibilità, l’umiltà, la passione, con cui Marcorè ha affrontato uno dei mostri sacri della musica italiana, ci hanno toccato il cuore. L’intelligenza, il senso di responsabilità e il coraggio di trattare temi caldi, se non bollenti, hanno raggiunto corde troppo spesso silenti. Senza contare la sua ironia (attenzione a parlare di comicità), mai banale, tantomeno fastidiosa o fuori luogo.
Dopo il primo esperimento, “Quello che non ho”, Neri Marcorè ha ripreso in mano gli spartiti del cantautore genovese ed è tornato con “Come una specie di sorriso”: invitiamo chi avesse perso queste due occasioni a tenere occhi e orecchie ben aperti e, qualora dovesse esserci un secondo giro di tour o dovesse prendere vita una nuova rivisitazione, vi consigliamo di approfittarne e di correre a comprare i biglietti. Vi assicuriamo che il costo è di gran lunga inferiore alla qualità di ciò che andrete a vedere.
In conclusione, Fabrizio può riposare tranquillo e noi possiamo consolarci almeno in parte della sua mancanza: un giorno qualunque qualcuno lo ha ricordato, un amore che sembrava fuggito è tornato da lui, e noi lì, a goderci lo spettacolo.     



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