TEATRO DAL VERME
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

74ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali Ritratti d'Autore



Direttore: Carlo Rizzi

Pianoforte: Viviana Lasaracina

Orchestra I Pomeriggi Musicali

PROGRAMMA

8° ritratto: La famiglia Mendelssohn e la famiglia Schumann

 

Robert Schumann (1810-1856)

Sinfonia RSW: Ahn: A3 in sol minore “di Zwickau”

Allegro molto

Andantino assai - Allegretto

 

Clara Schumann (1819-1896)

Konzertsatz per pianoforte e orchestra in fa minore

 

* * *


Fanny Mendelssohn (1805-1847)

Ouverture per orchestra in Do Maggiore

 

Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847)

Sinfonia n. 3 op. 56 in la minore "Scozzese"

Andante con moto - Allegro un poco agitato

Scherzo: Vivace non troppo

Adagio cantabile

Allegro vivacissimo - Allegro maestoso assai

 

Note di sala a cura di Gaia Varon

 

Dall’età di cinque anni, l’età che aveva quando i genitori divorziarono, Clara Wieck (1819-1896) fu cresciuta dal padre che, appassionato dello strumento e riconoscendo nella figlia eccezionali talento e passione, volle fare di lei una concertista. Era senza dubbio un pedagogo esigente: a sette anni la bambina sedeva non meno di tre ore al giorno alla tastiera. Per tutta l’infanzia tenne, prima scritto per lei dal padre e successivamente da lei stessa, un diario, dove si trova, per esempio: «Mio padre, che da lungo tempo sperava in un cambiamento da parte mia, ha osservato oggi, di nuovo, che sono sempre ancora pigra, negligente, disordinata, testarda, disubbidiente, e ciò anche nel suonare il pianoforte; e poiché ho eseguito così male in sua presenza le nove Variazioni op. 26 di Hünten, egli ha strappato lo spartito di fronte ai miei occhi, e ha deciso che da oggi non mi avrebbe lasciato una sola ora, e oramai posso solo suonare scale, studi di Cramer e gli esercizi di Czerny per i trilli». Intorno ai dieci iniziò una carriera che la portò ben presto a girare l’Europa e conoscere, fra gli altri, personalità come Goethe, Chopin, Liszt, Paganini e Mendelssohn, conquistandosi una fama che le valse addirittura una torta, preparata da una pasticceria viennese, chiamata in suo onore «à la Wieck» nonché la nomina a virtuosa da camera dell’imperatore.

Fu fra i primi pianisti a suonare interamente a memoria e influenzò la concezione stessa del recital pianistico, muovendo gradualmente dall’esibizione di virtuosismo, il genere di pianismo a cui l’aveva ancorata il padre, a programmi più brevi e densi di contenuto musicale.

 

Aveva sedici anni quando si innamorò di Robert Schumann, un allievo del padre da lui pochissimo stimato come persona e come possibile compositore per le sue idee troppo innovative. Solo a ventuno poté sposarlo e il loro fu un matrimonio di vita e naturalmente di musica, di un’intensità testimoniata dalle lettere e dal diario che tenevano assieme. Parte integrante dell’attività concertistica di Clara Wieck era saper improvvisare e presentare al pubblico brani propri, ma dopo il matrimonio nel 1840 la sua attività compositiva si ridusse fino a divenire sporadica; in parte per dedizione a quella del marito e senz’altro anche perché, mentre continuava a viaggiare e suonare, anche per contribuire al mantenimento della famiglia (guadagnava molto più di lui), ebbe con Robert otto figli, di cui probabilmente si prese cura lei sola. Un’annotazione del diario del 1841 sembra rivelatrice: «sono indietro nel suonare. Succede sempre quando Robert compone.

Non c’è modo di trovare neppure un’ora al giorno per me stessa». Il Konzertsatz (pezzo da concerto) in fa minore consiste in un frammento, probabilmente l’inizio di un secondo concerto per pianoforte e orchestra, che Clara scrisse nel 1847 come regalo di compleanno per Robert, che «pare averlo in parte apprezzato».

Rimasto incompiuto, completato e orchestrato con abilità in tempi recenti dal pianista e musicologo belga Jozeph de Beenhouwer, è un brano intenso e malinconico.

 

Incompiuto è rimasto anche il primo tentativo di Robert Schumann di cimentarsi con la sinfonia, quando aveva ventidue anni; ciò che resta è una composizione in due soli movimenti (dei due successivi restano solo abbozzi) che prende il nome dall’essere stata eseguita nella città natale di Schumann, Zwickau, nel 1832, ed è chiaramente l’opera di un principiante, lontana dalle sue pagine mature in campo sinfonico, realizzate molti anni più tardi a Lipsia, dove gli Schumann si trasferirono nel 1840, quando Felix Mendelssohn guidava con energia infaticabile la locale orchestra del Gewandhaus, facendo della città uno dei più vivaci centri musicali della Germania.

 

Lì, nel 1842, Mendelssohn diresse la prima esecuzione della sua Sinfonia n. 3, nota come “Scozzese” perché i primi abbozzi risalgono a un viaggio di molti anni prima, in cui il giovane musicista visitò, fra le altre cose, la cappella dove era stata incoronata la sventurata regina di Scozia Maria Stuarda. «La cappella è quasi priva di tetto, ci crescono erba ed edera» raccontò Felix in una lettera ai familiari; «tutto è cadente e in rovina e ci entra lo splendore del sole. Oggi, in questa vecchia cappella, credo di aver trovato l’inizio della mia Sinfonia scozzese”». Mendelssohn tuttavia proseguì il viaggio fino all’Italia e, a contatto con un diverso sole, si dedicò a un’altra sinfonia, quella nota come Italiana, mettendo da parte l’ispirazione scozzese per oltre dieci anni.

 

Nel frattempo, la sorella maggiore di Felix, Fanny Mendelssohn, istruita e dotata quanto il fratello, si esibiva ogni settimana, spesso con composizioni proprie, ma sempre rigorosamente in casa, nei numerosi concerti domestici.

Il padre e il fratello la scoraggiarono dal pubblicare e, non essendoci necessità di guadagnare, non le fu concessa neppure la carriera concertistica. La sua Ouverture, fra i suoi pochi brani orchestrali, è in uno stile essenzialmente classico, con modulazioni ardite, un eccellente controllo delle tensioni dinamiche, una strumentazione raffinata e alcune idee sorprendenti, come la fanfara che sembra spuntare dal nulla. Delle sue oltre quattrocento composizioni, soprattutto Lieder, pezzi pianistici e musica da camera, ma anche cantate e oratori, la maggior parte rimase dunque sconosciuta e solo qualcuna fu pubblicata, grazie anche all’incoraggiamento della madre e del marito, l’artista Wilhelm Hensel, ma con molte cautele dell’autrice: «Inizio a pubblicare... di mia volontà e non potrò incolpare nessuno della mia famiglia se ne verrà un danno...Spero di non disonorarvi, non sono una femme libre. Se [la pubblicazione] avrà successo, ossia se piacerà e porterà nuove offerte, mi sarà di grande stimolo, di cui ho sempre sentito il bisogno per creare. Se no, sarò allo stesso punto in cui sono sempre stata».


M° Carlo Rizzi

Direttore d'orchestra

 

Carlo Rizzi si colloca tra i direttori di riferimento di oggi. A proprio agio sia nel teatro d’opera che nella sala da concerto, il suo vasto repertorio si estende dalle opere fondamentali del canone operistico e sinfonico alle rarità di Bellini, Cimarosa e Donizetti. È interprete molto richiesto nelle sale da concerto e ai festival più prestigiosi al mondo, non da ultimo per la profondità e l’integrità del suo fare musica, e l’energia viscerale e la profondità psicologica delle sue interpretazioni.   

L’opera è impressa nel DNA musicale del Maestro Rizzi. La scoperta di questa forma d’arte è avvenuta durante i suoi anni di formazione a Milano, prima frequentando il Teatro alla Scala come spettatore e, in seguito al diploma nel prestigioso conservatorio cittadino, lavorando all’interno dell’istituzione come maestro collaboratore. Da quando ha lanciato la propria carriera di direttore nel 1982 con L’ajo nell’imbarazzo di Donizetti, ha diretto oltre un centinaio di titoli. Il repertorio di Rizzi, ricco di opere italiane ma dove appare anche la musica di Wagner, Richard Strauss, Martinů e Janáček, riflette l’autentica ampiezza dei suoi interessi e la sua inesauribile curiosità intellettuale.

Alla base dell’esperienza che supporta il lavoro di Rizzi ci sono due fruttuosi periodi come Direttore musicale della Welsh National Opera (1992-2001; 2004-08) e ingaggi frequenti alla Metropolitan Opera di New York e alla Royal Opera House di Londra. Al suo sviluppo artistico hanno contribuito inoltre concerti sinfonici con orchestre prestigiose di tutto il mondo, e ha concluso di recente un ciclo di sinfonie di Čajkovskij con l’Orchestre du Théâtre Royal de La Monnaie. Ha inoltre diretto concerti con la Filarmonica della Scala, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestra Filarmonica della Radio Olandese e la Hong Kong Philharmonic. Nella stagione 2017-18 Rizzi farà il suo debutto con la Hallé Orchestra di Manchester. Nel 2015 Rizzi ha avuto l’onore di essere nominato Direttore laureato della Welsh National Opera.

L’ampia discografia di Carlo Rizzi include registrazioni integrali del Faust di Gounod, Kát’a Kabanová di Janáček, Rigoletto e Un ballo in maschera di Verdi con la Welsh National Opera; un DVD e un CD de La traviata di Verdi registrata dal vivo per Deutsche Grammophon con i Wiener Philharmoniker al festival di Salisburgo; numerosi album di recital di celebri cantanti lirici, e incisioni di composizioni sinfoniche di Bizet, Ravel, Respighi e Schubert.

Nel corso delle ultime stagioni Carlo Rizzi ha diretto fianco a fianco nuove produzioni di Guillaume Tell e Mosè in Egitto di Rossini alla Welsh National Opera, La fanciulla del West per la Deutsche Oper Berlin, Un ballo in maschera a La Monnaie a Bruxelles; Cavalleria rusticana / Pagliacci e Tosca al Teatro alla Scala di Milano, Nabucco alla Lyric Opera di Chicago, Cavalleria rusticana / Sancta Susanna all’Opéra de Paris e Rigoletto all’Opera Nazionale Olandese. Impegni futuri includono l’apertura della stagione 2017/2018 della Metropolitan Opera con una nuova produzione di Norma, Les Contes d’Hoffmann all’Opera Nazionale Olandese, Cavalleria rusticana / Pagliacci al Teatro dell’Opera di Roma, Madama Butterfly alla Deutsche Oper Berlin e ritorni al Teatro alla Scala di Milano e alla Welsh National Opera.


Viviana Lasaracina

Pianoforte solista

 

Viviana Lasaracina inizia lo studio del pianoforte all’età di 6 anni e si diploma a 18 con il massimo dei voti, la lode e la menzione presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli sotto la guida del M° Benedetto Lupo, con il quale si diploma anche all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma nel 2016. Nel 2013 consegue il "Master of Art" presso la Royal Academy of Music di Londra con Christopher Elton. È stata premiata in numerosi concorsi pianistici nazionali: (“Città di Cesenatico", “Marco Bramanti”, il TIM), ha vinto la rassegna di Castrocaro Terme, il secondo premio al "Premio Venezia" e le audizioni de "La Gioventù Musicale d'Italia". Le sono state assegnate borse di studio dalla Società Umanitaria di Milano, MIUR, YMFE (Yamaha Music Foudation), Royal Academy of Music di Londra.

A livello internazionale, si è aggiudicata il terzo premio e il premio per la migliore interpretazione della musica spagnola al concorso "Ciudad de Ferrol",il terzo premio e premio del pubblico al "Ciudad de Jaen", il secondo premio ed il premio per la migliore interpretazione della musica spagnola al "Premio Iturbi" di Valencia, il secondo premio all'Euregio Piano Award ed il premio per la migliore interpretazione dello studio di  Chopin al “Maj Lind” di Helsinki, tra gli altri.                

Intensa l'attività concertistica, solistica, cameristica e con orchestra; dopo il debutto in Sala Verdi a Milano per la "Società dei Concerti” nel 2006,Viviana è stata invitata a esibirsi in importanti sale e Festival in Italia e all' Estero, tra le quali: Sala Verdi di Torino, Teatro Bibiena di Mantova, Auditorium Verdi di Milano, Teatro Argentina di Roma, Teatro Verdi di Salerno, Auditorium Pollini di Padova, Teatro Verdi di Trieste, Teatro Politeama di Lecce, Salle Cortot a Parigi, Steinway Hall e Wigmore Hall a Londra, Carnegie Weill Hall di New York e Arsht Center for the Performing Arts di Miami, Teatro Petruzzelli di Bari, Teatro Olimpico di Vicenza, Cavea del Parco della Musica di Roma e Prokofiev Hall del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo.

Ha tenuto concerti con l'orchestra “Ciudad de Granada”, la “Mihail Jora” di Bacau, la Verdi di Milano, l'Orchestra dei Pomeriggi Musicali e l'Orchestra de Valencia, preso parte a trasmissioni radiofoniche per Radio Vaticana e RAI Radio 3 e collaborato, tra gli altri, con la violoncellista Silvia Chiesa, Philip Glass, le prime parti dei fiati dell'Orchestra del Petruzzelli e i musicisti dell'Accademia dei Cameristi di Bari.


Orchestra I Pomeriggi Musicali

 

27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokov’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di  Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.

 


 



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