TEATRO DAL VERME
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

73ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali



Direttore: George Pehlivanian
Violino: Nikolaj Znaider
Orchestra I Pomeriggi Musicali

Sibelius Concerto per violino e orchestra

Musorgskij Quadri di un'esposizione

PROGRAMMA

Jean Sibelius (1865-1957)

 
Concerto per violino e orchestra in re minore op. 47
 
Allegro moderato
Adagio di molto
Allegro, ma non tanto
 
* * *
 
Modest Petrovič Musorgskij (1839-1881) / Maurice Ravel (1875-1937)
 
Quadri di un’esposizione

Promenade - Allegro giusto, nel modo russico;
senza allegrezza, ma poco sostenuto
Gnomus
Promenade - Moderato commodo e con delicatezza
Il vecchio castello
Promenade - Moderato non tanto, pesante
Tuileries (Dispute d’enfants après jeux)
Bydlo
Promenade - Tranquillo
Balletto dei pulcini nei loro gusci
Samuel Goldenberg e Schmuyle
Limoges: Il mercato
Catacombae: Sepulchrum Romanum – Cum mortuis in lingua mortua
La capanna sulle zampe di gallina
La grande porta di Kiev
 
 
Note di sala a cura di Guido Barbieri
 
 
Quando mette mano al Concerto per violino e orchestra in re minore op. 47 Jean Sibelius si trova letteralmente a cavallo tra i due secoli: i primi schizzi del lavoro risalgono infatti al 1899, mentre la stesura definitiva viene completata nel 1903. In questo arco di tempo il compositore ha davanti a sé, alle prese con un genere “forte” come il concerto violinistico, due strade distinte: da un lato il modello classico che va da Mendelssohn a Čajkovskij, dall’altro i nuovi canoni formali che di lì a poco avrebbero completamento rinnovato il genere:Prokof'ev, Šostakovič, Bartók, Berg, Schoenberg. Lo “Schubert finnico” – come lo ha definito Ferruccio Busoni – non sembra esitare: sceglie spontaneamente la via della tradizione, anche se la percorre con un passo del tutto personale. L’impianto sonatistico del movimento d’apertura – ad esempio – non viene messo in discussione, ma il trattamento formale è decisamente anomalo. I temi principali (come nelle Sinfonie di Bruckner) sono tre e non due, nello sviluppo il solista e l’orchestra si scambiano insolitamente i materiali tematici, mentre la ripresa è fortemente variata, fino ad assumere l’incedere inusuale di una ballade. Apparentemente più tradizionale l’impianto dell’Adagio centrale: ad imporsi, con la forza persuasiva del canto, è senza dubbio il melos lirico e mesto del violino, ma l’architettura formale del movimento possiede un carattere esplicitamente rapsodico. Il Finale, a contrasto, è un rondò in forma di danza, nel metro di 3/4, che mette in evidenza le classiche figure virtuosistiche del violinismo ottocentesco: arpeggi, suoni armonici, incursioni nel registro sovra acuto, passaggi per terze. Alcuni giudizi sprezzanti come quello di Antoine Golea (“Il vuoto musicale assoluto”) hanno condizionato la fortuna iniziale del concerto che però nei decenni successivi si è imposto – insieme al Concerto op. 33 di Nielsen, tra i capolavori indiscussi della letteratura violinistica scandinava.
 
 
Sono quadri autentici – come si sa – i dipinti di Victor Hartmann che spingono Modest Musorgskij a concepire in forma pianistica, nel 1874, il disegno dei Quadri di un’esposizione. Ma nella visione del compositore si trasformano in icone di carattere puramente simbolico.
E non è certo un intento descrittivo a guidare la sua mano. Su qualunque disegno extra musicale prevalgono infatti, al contrario, quattro linee guida di carattere squisitamente musicale. La prima è il richiamo all’idioma nazionale russo che l’autore del Boris Godunov condivide con il (cosiddetto) Gruppo dei Cinque. In Musorgskij il canone nazionalistico possiede però il carattere – lontano da qualsiasi forma di patriottismo –di un moto contro l’oppressione del potere, di un lamento per la sofferenza dell’umanità, di un’aspirazione verso il futuro (questo è il significato simbolico della Grande Porta di Kiev). La seconda corrente si manifesta nella tendenza del compositore a coltivare le atmosfere cupe, dolenti, funebri, come in Una notte sul Monte Calvo: Il vecchio castello e Catacombe ne sono la più esplicita epifania. Il terzo nucleo è quello di un descrittivismo vivace e impulsivo, spesso legato al mondo della fiaba e della leggenda popolare, che si manifesta in particolare nel Balletto dei Pulcini, nell’episodio del mercato di Limoges e nei giochi dei bambini di Tuileries. Il quarto filone è quello del racconto nero, della irresistibile attrazione per l’universo del mistero e del “mostruoso”: il nano grottesco e repellente di Gnomus e la strega Baba Yaga ne sono le immagini più esplicite. A collegare un quadro all’altro il leimotiv della Promenade, un semplice tema pentatonico che nella orchestrazione messa a punto da Maurice Ravel del 1922 assume una veste timbrica mutevole, mai identica a sé stessa. Si discute da più di un secolo se Ravel abbia “tradito” oppure semplicemente trasformato la versione pianistica originale. Noi oggi non possiamo fare altro che testimoniare la profonda, radicale diversità tra le due opere: essenziale, astratta, idiomatica la trama sonora del pianoforte, sfolgorante, dichiaratamente descrittiva, colma di ingegnose invenzioni timbriche la nuova veste disegnata da Ravel.




NOTE

M° George Pehlivanian
Direttore d' orchestra

 

Americano d'adozione, Pehlivanian si è trasferito con la sua famiglia a Los Angeles nel 1975, dove ha studiato direzione d'orchestra con Pierre Boulez, Lorin Maazel e Ferdinand Leitner. Si è imposto all'attenzione internazionale conseguendo a soli a 27 anni il Primo premio al Concorso internazionale per Direttori d'orchestra di Besancon, primo artista americano in assoluto ad aggiudicarsi un riconoscimento di siffatto prestigio. A partire da quel momento, Pehlivanian ha definitivamente consolidato la propria fama imponendosi come uno dei direttori più coinvolgenti della propria generazione. Ha debuttato alla Long Beach Opera di Los Angeles con la direzione di Carmen e in seguito, su invito di Valery Gergiev, ha diretto Traviata all'Opera del Kirov di San Pietroburgo. A partire dal 2005 ricopre il ruolo di Direttore artistico e musicale dell'Orchestra Filarmonica Slovena, primo straniero a ottenere questa nomina. Successivamente, è stato nominato Primo Direttore Ospite della Deutsche Staatsphlharmonie Rheinland-Pfalz e, ancora, Direttore Stabile dell'Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, affiancando al contempo prestigiose collaborazioni con la Israel Philharmonic Orchestra. Ha ricoperto inoltre l'incarico di Primo Direttore Ospite presso la Residentie Orkest dell'Aja tra il 1996 ed il 1999 e della Wiener KammerOrchester tra il 1996 ed il 2000, esprimendosi parallelamente con il medesimo impegno e con il medesimo successo alla guida delle più famose orchestre europee ed americane. Notevoli sono le collaborazioni in ambito italiano: ha diretto l'Orchestra Filarmonica della Scala di Milano, l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, il Maggio Musicale Fiorentino, l'Orchestra del Teatro di San Carlo di Napoli, l'Orchestra Nazionale della Rai dl Torino, l'Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari. Ha inoltre preso parte a prestigiosi festival, tra cui il Festival dei Maggio Musicale Fiorentino, il Festival Verdi di Parma, e il Ravenna Festival. Tra le più recenti esperienze, Pehlivanian, nell'estate 2008 al Festival di Ljubljana, ha diretto l'Elektra di Strauss e il concerto di chiusura con la Israel Philharmonic. Di rilievo le sue collaborazioni con solisti di prestigio internazionale: Maxim Vengerov, Isabelle Faust, Sergej Krilov, Anne Akiko Meyers, Evelyn Glennie. Ha inciso per Virgin Classics/Emi con l'Orchestre Philharmonique di Monte Carlo, la prima incisione di musiche di Zukov per la Chandos con la Residentle Orkest den Hague; il suo curriculum conta anche un'incisione con la London Philharmonic per la BMG, una registrazione monografica dedicata a Rodrigo con l'Orquesta Nacional de Espana per Studio SM, l'integrale delle opere di Liszt per pianoforte e orchestra con Louis Lortie, ancora con la Residentie Orkest den Hague per la Chandos. Attualmente Pehlivanian vive tra Los Angeles, Parigi e Lubiana.

 

 

Nikolaj Znaider
Violino solista

 

Nikolaj Znaider si esibisce ad alti livelli sia come direttore d’orchestra sia come solista al violin con le migliori orchestra al Mondo. È stato Direttore ospite principale della Mariinsky Orchestra di San Pietroburgo dal 2010, e, in precedenza, ha rivestito il medesimo ruolo alla Swedish Chamber Orchestra. Di ritorno dalla trionfale esperienza dei BBC Proms con la Staatskapelle di Dresda e Christian Thielemann, la stagione 2016/2017 vede Znaider dedicarsi al nuovo progetto concernenete la registrazione di tutti i Concerti per violino di Mozart, che lo vedranno impegnato come solista e direttore con la London Symphony, orchestra con la quale ha un legame speciale e con cui collabora ogni stagione. Sia come solista che come direttore, Znaider ha lavorato e creato solidi legami con la Staatskapelle di Dresda, la Cleveland Orchestra, la New York Philharmonic, la Chicago Symphony, la Royal Concertgebouw, l Detroit Symphony, la Montreal Symphony, la Washington National Symphony e la Munich Philharmonic. La sua discografia include il Concerto di Nielsen con Alan Gilbert e la New York Philharmonic, il Concerto in si minore di Elgar con Sir Colin Davis e la Staatskapelle di Dresda, I concerti di Brahms e Korngold con Valery Gergiev e la Vienna Philharmonic, i concerti di Beethoven e Mendelssohn con Zubin Mehta e la Israel Philharmonic, il Concerto n. 2 di Prokof’ev e il Concerto di Glazunov con Mariss Jansons e la Bavarian Radio Symphony, e il Concerto di Mendelssohn, su DVD, con Riccardo Chailly e la Gewanghaus Orchestra. Znaider ha inoltre registrato l’integrale dei lavori di Brahms per violin e pianoforte con Yefim Bronfman. Znaider si dedica molto anche alla didattica ed è stato per dieci anni Direttore artistico dell’annuale Nordic Music Academy Summer School, di cui è stato anche fondatore. Nikolaj Znaider suona un violino “Kreisler” Guarneri del Gesù del 1741 grazie al support del Royal Danish Theater e della Velux Foundation e della Knud Højgaard Foundation.

 

 

Orchestra I Pomeriggi Musicali

 

27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokof’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti, Respighi. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.

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