TEATRO DAL VERME
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

73ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali



Direttore: Andris Poga
Violoncello: Narek Hakhnazaryan
Orchestra I Pomeriggi Musicali

PROGRAMMA

Dmitrij Šostakovič (1906-1975)

Concerto n. 1 per violoncello e orchestra in Mib maggiore op. 107

Allegretto

Moderato

Cadenza

Allegro con moto

 

* * *


Robert Schumann (1810-1856)

Sinfonia n. 2 in Do maggiore op. 61

Sostenuto assai - Allegro ma non troppo

Scherzo: Allegro vivace

Adagio espressivo

Allegro molto vivace

 

Note di sala a cura di Guido Barbieri

 

 

Il 14 settembre del 1959 la sonda spaziale sovietica Lunik 2 atterra sulla superficie della luna: per la prima volta nella storia un oggetto costruito dall’uomo raggiunge un corpo celeste. Due settimane dopo, il 25 settembre, si incontrano a Camp David i capi delle due superpotenze mondiali: Nikita Kruscev e Dwight Eisenhower. Dopo la fine del conflitto mondiale non era ancora accaduto. In Unione Sovietica, tre anni dopo il XX Congresso del Partito Comunista che ha denunciato i crimini di Stalin, si respira un’aria meno opprimente. Non è ancora l’inizio della distensione, ma i conflitti più aspri della Guerra Fredda sembrano per il momento silenziosi. Non durerà, ma forse è anche grazie a questa parentesi di pace apparente che i rapporti tempestosi tra Dmitri Sostakovic e i responsabili della politica culturale sovietica vivono un momento di calma apparente o per lo meno di non ingerenza. Pochi giorni dopo l’incontro di Camp David, il 4 ottobre, viene eseguita nella Sala Grande della Filarmonica di Leningrado una nuova opera di Sostakovic: il Concerto n. 1 per violoncello e orchestra in mi bemolle maggiore op. 107. Sul podio c’è Evgenij Mravinskij e accanto a lui Mstislav Rostropovich, il dedicatario e l’ispiratore del concerto. E non accade nulla: nessuna denuncia di formalismo, nessuna critica velenosa, nessuna accusa di “lontananza” dallo spirito del popolo. Ma anzi un consenso unanime, lodi generali, anche da parte delle anime nere del regime. Eppure Il Concerto - per paradosso – è una vera e propria epitome del formalismo, un’opera costruita su una rigorosa, ferrea architettura formale, totalmente estranea ad ogni riferimento programmatico o extra musicale. La struttura è nitida e cristallina: l’Allegretto inziale è una sorta di Prologo che espone, affidandolo al violoncello solista, il motto ciclico dell’intero concerto: la cellula re-mi bemolle-do-si, ricavata delle “lettere musicali” del nome dell’autore: D-sH-C-H. Gli altri tre movimenti formano un blocco omogeneo e compatto che si contrappone a quello inziale: il Moderato contiene due motivi contrastanti, à la russe, il terzo movimento coincide con la virtuosistica e aspra cadenza del solista, l’Allegro con moto finale ribadisce infine il carattere ciclico, e dunque la forte coesione formale, dell’intero concerto.

L’apice dell’opera, il momento in cui si tocca cioè il vertice dell’intensità espressiva, coincide solitamente, nella musica classico romantica, con il Finale. Spesso, anzi, con il finale del Finale. Robert Schumann, a conferma dello suo status eteroclito e indipendente, è invece un maestro inimitabile nella complessa “scienza” dell’incipit. Ogni opera, e ogni movimento di ciascuna opera (un lied, una sonata, una sinfonia, un concerto, un quartetto), inizia con un motto melodico, ritmico, timbrico che si scolpisce indelebilmente nella memoria. Spesso una frase breve, icastica, concentrata in poche misure. Non è affatto una concessione intenzionale alla “facilità” del ricordo, bensì la spia di un atteggiamento più profondo: la necessità vitale cioè di contenere in una cellula minima, densa, potente, l’energia dell’invenzione. Un indispensabile principio d’ordine, insomma, contro il fertile, ma indomabile caos delle idee. Principio che per altro Schumann estende anche all’organizzazione meticolosa del proprio lavoro compositivo: un anno dedicato alla sinfonia, un altro alla musica da camera, uno ai lieder, ecc… Da questo punto di vista la Sinfonia n. 2 in do maggiore op. 61, composta nel 1845 ed eseguita a Lipsia l’anno successivo, è un catalogo memorabile, senza ovviamente dimenticare la ricchezza tematica del cuore di ogni movimento, di incipit folgoranti. Come scordare ad esempio l’attacco dell’introduzione lenta, un tema solenne, processionale, che ruota intorno ad un semplice do naturale ribattuto, ed esposto da corni, trombe e tromboni. Oppure l’inizio dell’Allegro successivo, un motivo puramente ritmico costruito su un elementare metro giambico (breve-lunga). O ancora l’avvio dello Scherzo, un tema leggero e trasparente esposto dagli archi: un delicato arabesco di carattere “feerique”, decisamente “à la Mendelssohn”. E chi può dimenticare le prime misure dell’Adagio, un tema esplicitamente “vocale”, basato su intervalli ampi e cantabili, esposto prima dagli archi e poi ripreso dall’oboe. E infine l’incipit del Finale, un tema di marcia stentoreo, assertivo, “cantato” a voce piena dall’orchestra e basato sul semplice procedimento dell’opposizione tra metro binario e metro ternario. Una “scienza”, quella dell’incipit, che in realtà è un’arte: l’arte di dominare il perenne conflitto tra forma e idea. Una battaglia che Schumann ha vinto, anche se al prezzo di smarrire sé stesso.

 

M° Andris Poga
Direttore d' orchestra

 

Andris Poga si è diplomato in direzione d’orchestra all’Accademia di Musica Jazeps Vitols in Lettonia. Ha inoltre studiato filosofia all’Università della Lettonia e, dal 2004 al 2005, ha studiato direzione con Uros Lajovic a Vienna. Durante gli anni di studio, ha anche partecipato a masterclass tenute da direttori del calibro di Mariss Jansons, Seiji Ozawa e Leif Segerstam. Dal 2007, anno in cui ha ricevuto il Latvia Great Music Award, Andris Poga intrattiene una stretta collaborazione con le maggiori orchestre del suo paese d’origine: l’Orchestra Sinfonica Nazionale Lettone, l’Opera Nazionale di Lettonia e Professional Symphonic Band di Riga, di cui è stato anche direttore musicale dal 2007 al 2010. Nel maggio del 2010 è stato insignito del primo premio al Concorso Internazionale Evgeny Svetlanov di Montpellier. In seguito a questa importante vittoria, Andris Poga è stato nominato nel 2011 assistente di Paavo Järvi all’Orchestre de Paris per un triennio e, nel 2012, Assistant conductor della Boston Symphony Orchestra (che ha diretto sia in stagione sia al Festival di Tanglewood). Andris Poga ha già diretto diverse orchestre prestigiose, tra cui si annoverano la Boston Symphony, l’Orchestre de Paris, la Sinfonica NHK di Tokyo, la New Japan Philharmonic, l’Orchestra Sinfonica di Israele, la Moscow City Symphony, l’Orchestra Filarmonica Russa. Tra i suoi impegni futuri figurano collaborazioni con l’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, i Münchner Philharmoniker, l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, la New Japan Philharmonic (Suntory Hall), l’Orchestre National de France (Auditorium de Radio France), l’Orchestre National de Lyon, l’Orchestre Philharmonique de Monte Carlo, l’Orchestre National du Capitole de Toulouse, la China Philharmonic Orchestra, i Bamberger Symphoniker, l’Orchestre Symphonique du Québec, la Svetlanov Symphony Orchestra of Russia. Nel settembre e dicembre del 2013 Andris Poga ha sostituito George Prêtre e Mikko Franck alla Salle Pleyel con l’Orchestre de Paris dirigendo opere di Poulenc, Čajkovskij e Šostakovič, ottenendo un grandissimo successo. Nell’ottobre del 2014 ha sostituito Lorin Maazel e Valey Gergiev in una trionfale tournée asiatica. Dal novembre 2013 Andris Poga è il Direttore Musicale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale Lettone. Nel maggio 2015 una lunga standing ovation ha concluso l’esecuzione del Requiem di Verdi al Théâtre des Champs Elysées di Parigi.

 

 

Narek Hakhnazaryan
Violoncello solista

 

Da quando ha vinto il Primo premio e la Medaglia d’oro alla International Čajkovskij Competition nel 2011, all’età di 22 anni, Narek Hakhnazaryan ha iniziato ad esibirsi con le più importanti orchestre del Mondo e si è affermato come uno dei migliori violoncellisti della sua generazione. Hakhnazaryan è acclamato ovunque da Pubblico e critica. Dalla stagione 2014/2016 è entrato a fare parte del prestigioso BBC New Generation Artists Scheme e, nell’agosto 2016, ha debuttato nel Prom del programma riscuotendo critiche entusiaste.

 

 

Orchestra I Pomeriggi Musicali

 

27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokov’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti, Respighi. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.

 



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