TEATRO DAL VERME
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

74ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali Ritratti d'Autore



Direttore: Alpesh Chauhan

Violoncello: Pietro Nappi

Filarmonica Arturo Toscanini

PROGRAMMA

Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847)

Ruy Blas, ouverture op. 95

 

Camille Saint-Saëns (1835-1921)

Concerto per violoncello e orchestra n. 1 op. 33 in la minore

Allegro non troppo

Allegretto con moto

Un peu moins vite

 

* * *

 

Felix Mendelssohn Bartholdy

Sinfonia n. 1 op. 11 in do minore

Allegro di molto

Andante

Menuetto: Allegro molto

Allegro con fuoco - Più stretto

 


Note di sala a cura di Gaia Varon


Le vie della composizione sono, se non infinite, senz’altro numerose e assai varie, e quella che condusse alla nascita dell’ouverture Ruy Blas di Mendelssohn è indubbiamente (ammesso che sia andata proprio così) gustosa. Nel 1839, quattro anni dopo la sua nomina a direttore dei concerti del Gewandhaus di Lipsia, Mendelssohn era il più eminente musicista della città, giunto a soli trent’anni alla fase in cui il nome dà lustro a tutto ciò a cui si accompagna. A lui dunque - Mendelssohn lo racconta in una lettera alla madre - si rivolsero gli organizzatori di una rappresentazione benefica del nuovo dramma (1838) di Victor Hugo, Ruy Blas, chiedendogli di comporre le musiche di scena, almeno l’ouverture e una Romanza. Giudicando il testo «pessimo e disprezzabile oltre ogni dire», Mendelssohn mandò solo la Romanza. Astuto o fortunato che fosse, il committente ringraziò e rispose che capiva l’esigenza di aver più tempo per comporre: punto sul vivo, Mendelssohn scrisse in meno di tre giorni un’ouverture fresca ed efficace, con temi debitamente schietti e accattivanti orchestrati in modo brillante.

 

La celerità era solo uno fra i molti tratti di un talento sbalorditivo quanto precoce: la musica che Mendelssohn scrisse prima di compiere i quindici anni mostra non solo un raffinato magistero tecnico, ma un’inventiva e una sostanza musicale che immagineremmo possibili solo in un autore maturo. Ne aveva appunto quindici nel 1824 quando scrisse la sua «Sinfonia XIII» che presto decise di ribattezzare come n. 1. Inevitabilmente, nel commentare questa pagina, ci si trova a legarla alla lezione di altri autori: se qua e là sembra di sentir echeggiare in un giro di frase o in una tinta strumentale compositori contemporanei come Carl Maria von Weber, i modelli di Mendelssohn sono senz’altro i classici viennesi, ma la sua è già una voce personale. La si riconosce immediatamente nello slancio del tema, snello e irruente, che apre l’ampio movimento iniziale, Allegro molto, e nella sommessa delicatezza del secondo tema, che fa quasi trattenere il fiato finché non si ripresenta impetuoso il primo, in un gioco di contrasti che si ripete più volte, con una tensione crescente. Il successivo Andante poggia su una melodia dolce e fluida, con un accompagnamento che si fa via via più elaborato.

Il terzo movimento è un minuetto, una scelta che poteva sembrare arcaica per una sinfonia scritta nel 1824; forse perciò Mendelssohn lo sostituì, quando presentò la composizione a Londra nel 1829, con lo Scherzo dell’Ottetto per archi che riscosse un successo tale da essere bissato. Quando però fece pubblicare la partitura della Sinfonia, come op. 11, nel 1831, Mendelssohn lasciò il minuetto e con ragione perché è forse il brano in cui più e meglio rinnova una forma ereditata, conferendole un piglio e un’energia di forte immediatezza, ben contrastati dalla pacifica semplicità del Trio centrale. Il Finale che chiude la Sinfonia presenta due temi, brioso e scattante il primo, l’altro legato e cantato dai legni accompagnati da un poetico pizzicato degli archi, e una parte centrale in cui il giovane Mendelssohn esibisce anche la sua sapienza contrappuntistica prima di una chiusa scattante e luminosa.

 

Come Mendelssohn, Camille Saint-Saëns fu uno strabiliante talento precoce: nella sua prima apparizione in pubblico come pianista, all’età di dieci anni, eseguì concerti di Mozart e Beethoven e, al momento del bis, si offrì di suonare a memoria un brano a scelta degli ascoltatori dal ciclo completo delle trentadue sonate beethoveniane. E certamente la lunga e fertile carriera compositiva non gli fece mettere da parte le doti da virtuoso: diede il suo ultimo concerto solo dieci giorni prima di morire, nel 1921, a ottantasei anni. È naturale quindi che Saint-Saëns si sentisse a suo agio con la forma del concerto per solista e orchestra, anche quando lo strumento non era il suo, bensì il violoncello. Il dedicatario del Primo concerto per violoncello di Saint-Saëns (ne avrebbe poi scritto un secondo) è Auguste Tolbecque, musicista intelligente e didatta di vaglia che ebbe un ruolo significativo nell’accrescere la reputazione dello strumento e contribuì al successo del brano, eseguendone la parte solistica al suo debutto a Parigi, nel 1873.

 

Rispetto alla forma tradizionale ereditata dai classici che così bene conosceva, Saint-Saëns concepisce la sua composizione in una forma più compatta e intensa, condensando i tradizionali tre movimenti in un’unica gittata di circa venti minuti. Al solista Saint-Saëns non conferisce il ruolo di eroe in conflitto con l’orchestra, ma, al contrario, lo integra con cura nel tessuto complessivo, pur lasciandolo sempre in una posizione di primo piano. L’orchestra cede quasi subito il centro della scena al violoncello che esordisce con rapide terzine e un motivo incisivo che assieme fungeranno, oltre che da primo tema, anche da elemento ricorrente e unificatore del brano. La felice inventiva melodica dell’operista si riconosce nel carattere propriamente cantabile del tema che segue; nell’incantevole sezione centrale (di fatto un secondo movimento lento tessuto in continuità con ciò che precede e che segue) Saint-Saëns dà prova della sua finezza nella scrittura orchestrale, qui di una trasparenza che evoca Mendelssohn, affidando agli archi con sordina un accompagnamento elegante come un minuetto con cui il violoncello solo dialoga affabilmente muovendosi nel registro acuto. Il ritorno delle terzine segnala un ritorno dei materiali musicali precedenti, ora indagati dal violoncello in una chiave più virtuosistica, prima di introdurre ancora un tema lirico e fresco. Il Concerto si chiude con una coda stuzzicante che offre al solista il destro per dispiegare ancora tecnica brillante e cantabilità espressiva.

 


M° Alpesh Chauhan

Direttore d'orchestra

 

 

Dal 2014 è Direttore Assistente della City of Birmingham Symphony Orchestra; si è fatto rapidamente conoscere sulla scena internazionale per l’intensità con cui rivela la partitura ai musicisti come al pubblico, e ha allacciato importanti relazioni con le principali sale e orchestre europee.

Durante la sua carriera ha diretto la Netherlands Symphony Orchestra, la Manchester Camerata, la Kymi Sinfonietta, la Filarmonica Toscanini e un progetto con gli studenti del Royal Northern College of Music al Southbank Centre, che comprendeva l’esecuzione del Double Sextet di Steve Reich.

Ha debuttato con la BBC Philharmonic Orchestra in diretta radiofonica.

Nella stagione 2015/16 Chauhan è invitato dalla BBC Philharmonic, dalla Kymi Sinfonietta, dalla Filarmonica Toscanini e dirigerà per la prima volta al Carlo Felice di Genova e al Maggio Musicale Fiorentino. In Francia debutterà con l’Orchestre de Lorraine di Nancy.

La sua carriera professionale è iniziata nel 2005, quando si è unito alla CBSO Youth Orchestra come primo violoncello. Nel 2008 è stato ammesso al Royal Northern College of Music per studiare violoncello con Eduardo Vassallo prima di proseguire la frequenza del prestigioso Masters Conducting Course, sotto gli auspici di Clark Rundell e Mark Heron. Sotto la guida di Andris Nelsons ha partecipato a masterclass con Juanjo Mena, Vasily Petrenko, e ha studiato con Stanislaw Skrowaczewski. Alpesh Chauhan è Direttore Principale della Filarmonica Arturo Toscanini dalla stagione 2017/18.

 

Pietro Nappi

Violoncello solista


Dopo aver iniziato a studiare violoncello a quattro anni con i genitori, entrambi violoncellisti, si è diplomato al Conservatorio di Musica “Luigi Cherubini” di Firenze sotto la guida di Andrea Nannoni ed ha conseguito, sotto la guida di Marco Scano, il diploma accademico di II livello (indirizzo solistico) con il massimo dei voti e la lode al Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano. Ha seguito corsi e masterclass con Donna Magendanz, Andrea Pettinau, Mario Brunello, Luca Fiorentini, Franco Maggio Ormezowski, Marco Scano, Georghian, Wen-Sinn Yang, Michael Flaksman. Nel 2004 ha studiato a Monaco di Baviera con il violoncellista Klaus Storck. Vincitore di diverse audizioni (Orchestra Sinfonica di Savona, Orchestra della Svizzera Italiana, Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia), ha collaborato con l’Orchestra Sinfonica di Sassari, l’Orchestra Fiesolana, l’Orchestra Donizetti di Bergamo, l’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, l’Orchestra Sinfonica Siciliana, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado e, in qualità di primo violoncello, con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Ha suonato sotto la direzione di artisti prestigiosi quali: Alain Lombard, Antonio Pappano, Uto Ughi, Antonello Manacorda, Hubert Soudant, Pinchas Steinberg, Alexander Vedernikov, Wayne Marshall, John Axelrod, Anthony Bramall, Zubin Mehta, Diego Matheuz, Donato Renzetti. Ha vinto i concorsi per violoncello di fila nell’Orchestra Sinfonica di Roma (2007) e per primo violoncello nell’Orchestra Sinfonica Siciliana (2008), ed è risultato quarto idoneo al concorso per violoncello di fila all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia (2013). Nel 2007 è giunto primo al concorso per violoncello di fila nell’Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, dove attualmente lavora ricoprendo il ruolo di concertino.


Filarmonica Arturo Toscanini

 

Oggi una delle più importanti orchestre sinfoniche italiane, la Filarmonica si è esibita sotto la guida di direttori quali Lorin Maazel, Kurt Masur, Zubin Mehta, Georges Prêtre, Mstislav Rostropovich, Jeffrey Tate e Yuri Temirkanov, esibendosi nelle maggiori sale da concerto internazionali a Washington, New York, Parigi, Madrid, Barcellona, Amburgo, Mosca, Lucerna, Budapest, Bucarest, Varsavia, Gerusalemme, Tel Aviv, Tokyo, Pechino. Tra i numerosi solisti con i quali la Filarmonica ha collaborato figurano: Salvatore Accardo, Ramin Bahrami, Stefano Bollani, Jan Bostridge, Mario Brunello, Isabelle Faust, Paolo Fresu, Diego Florez, Natalia Gutman, Steven Isserlis, Ton Koopman, Sergej Krylov, Ute Lemper, Misha Maisky, Shlomo Mintz, Ivo Pogorelich, Uto Ughi, Jean-Yves Thibaudet, Maxim Vengerov. La costante innovazione delle strategie musicali, associata al rigore dell’ approccio artistico, ha indotto all’ ampliamento del repertorio e all’invito rivolto a una nuova rosa di direttori, tutti appartenenti alla giovane generazione ma già pienamente affermati a livello internazionale. Dal 2006 a oggi si sono così avvicendati, sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini, Kazushi Ono, che ne è stato Direttore ospite principale dal 2012 al 2015, Francesco Lanzillotta direttore principale dal 2014 al 2017, Vladimir Jurowski, Tugan Sokhiev, Juraj Valčuha, Rinaldo Alessandrini, Michele Mariotti, Wayne Marshall, Pietari Inkinen, Roberto Abbado, John Axelrod e James Conlon. Dal 2007 la Filarmonica Toscanini è l’orchestra residente del Concorso Internazionale di Direzione d’Orchestra “Arturo Toscanini” e dal 2012 è partner artistico del Festival Verdi di Parma. Il 27 gennaio 2016, presso la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium di Roma e in diretta su RAI 5, ha tenuto, diretta da Yoel Levi, il concerto nazionale in ricordo della Giornata della Memoria. Da gennaio 2017 l’ orchestra si è trasferita nella sua nuova sede, il Centro di Produzione Musicale “Arturo Toscanini”, situato a Parma nel Parco Eridania, a fianco dell’ Auditorium Paganini. Il giovane direttore inglese  Alpesh Chauhan è stato nominato Direttore principale dell’orchestra a partire da settembre 2017. Heracomm, Società del gruppo Hera è Partner Istituzionale della Filarmonica Arturo Toscanini. CePIM – Interporto di Parma è Partner Istituzionale della Fondazione Arturo Toscanini.

 




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