TEATRO DAL VERME
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

74ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali Ritratti d'Autore



Direttore: James Feddeck

Pianoforte: Nicholas Angelich

Orchestra I Pomeriggi Musicali

 

PROGRAMMA

Béla Bartók (1881-1945)

Divertimento per archi sz. 113

Allegro non troppo

Molto adagio

Allegro assai

 

* * *

 

Johannes Brahms (1833-1897)

Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra op. 83

in Si bemolle Maggiore

Allegro non troppo

Allegro appassionato

Andante

Allegretto grazioso

 


Note di sala a cura di Gaia Varon

 

«Ancora un momento di felicità!». Così si espresse Béla Bartók a proposito del suo Divertimento per orchestra d’archi, di cui raccontava anche in una lettera al figlio maggiore: «Per fortuna riesco a escludere [...] i pensieri generati dall’ansia. [...] Mentre lavoro, non mi disturba». Non si trattava di inquietudini personali, ma di una congiuntura oggettivamente angosciante: il Divertimento fu scritto nell’estate del 1939; due settimane più tardi Hitler invase la Polonia.

Bartók aveva già pianificato di lasciare l’Europa alla volta degli Stati Uniti, dove per alcuni anni non comporrà nulla fino al breve «periodo americano», aperto col magnifico Concerto per orchestra nel 1943, due anni prima della morte.

 

Il Divertimento fu scritto su commissione del benemerito Paul Sacher, direttore dell’Orchestra da camera di Basilea, al quale si deve la nascita di molti capolavori del Novecento. Per lui Bartók aveva già composto nel 1936 la Musica per archi, percussioni e celesta, una pagina complessa, densa, straordinariamente inventiva, e forse perciò mirava a qualcosa di decisamente diverso; o forse sentiva il bisogno di lavorare su una musica che gli sollevasse lo spirito. Sacher fece il possibile per garantirgli una situazione serena e il più possibile protetta dalle tensioni del mondo circostante e Bartók scrisse il Divertimento in sole due settimane (la rapidità di scrittura era un tratto consueto: metteva sulla pagina, con cura e concentrazione, solo quando aveva la composizione già chiara in testa) in un ameno paesino svizzero, senza dare mai neppure un’occhiata ai giornali.

 

Il titolo, Divertimento, da un lato rimanda dunque senz’altro al genere in voga nel Settecento, ricco di danze ma soprattutto caratterizzato dal piacere di fare musica assieme e spesso all’aperto, ma è anche rivelatore del carattere della composizione bartokiana, espansivo, festoso, amabile, e tuttavia mai frivolo, almeno nei due movimenti esterni. L’Allegro iniziale è una sorta di danza popolare in cui, dopo una prima melodia che sembra scaturire dal ritmo stesso, si susseguono e alternano svariati motivi di evidente ispirazione magiara (ma senza esplicite citazioni di brani popolari preesistenti), con ritmi spezzati, sincopi, cambiamenti di tempo che conferiscono al brano un’energia ritmica peculiare. Il Molto adagio centrale è senza dubbio il culmine espressivo della composizione; si apre in un clima notturno, profondo e meditativo, poi va progressivamente caricandosi d’intensità fino all’emergere di un tema che suona come un vero e proprio grido d’angoscia, lenito a più riprese da gesti affettuosi di singoli strumenti finché, gradualmente, la tempesta sembra avere fine e il brano si chiude quietamente. L’Allegro finale riporta vita, colore e un’allegria quasi spudorata: si avvicendano un primo tema, derivato da una bourrée della raccolta pianistica di Bartók, Mikrokosmos, che si sviluppa in un fugato pieno di brio, un secondo tema più elegiaco e un’estesa cadenza del violino solo, brillante e virtuosistica alla tzigana; quando il brano sembra aver raggiunto il culmine, la musica si fa improvvisamente sommessa con un sorprendente pizzicato che conduce a una coda irresistibilmente vivace.

 

«Desidero informarla che ho scritto un piccolo concerto per pianoforte con un piccolo tenero scherzo», scriveva Brahms all’amica Elisabeth von Herzongenberg il 7 luglio del 1881, un annuncio che è in sé un piccolo tenero scherzo, perché la composizione di cui si tratta è il suo secondo Concerto per pianoforte e orchestra in Si bemolle Maggiore, una pagina fra le più grandi di Brahms nelle dimensioni e nella qualità musicale. Ne aveva scritto un altro, ventitré anni prima, che era stato accolto con un gelido silenzio; o meglio, qualcuno aveva timidamente provato ad applaudire, ma era stato immediatamente tacitato, secondo il resoconto dello stesso Brahms all’amico violinista Joseph Joachim in una lettera in cui preannunciava anche che però «un giorno, quando ne avrò migliorato la struttura, questo concerto piacerà e il secondo sarà molto diverso». Promesse mantenute entrambe: il primo conquistò il favore del pubblico e il secondo è tanto apollineo quanto l’altro era drammatico.

 

Il paesaggio sereno, delicato, a tratti incantevole in cui si snoda il Concerto in Si bemolle deve molto al suono caldo e melodioso di uno strumento romantico e brahmsiano per eccellenza, il corno, che enuncia il primo tema calmo e maestoso, portato avanti poi dai legni e dagli archi; presto entra perentorio il pianoforte che sviluppa un’estesa cadenza e solo poi inizia propriamente l’esposizione orchestrale, in cui si succedono il primo tema già ascoltato e quindi altri due; il pianoforte riprende la scena per poi dialogare fittamente con l’orchestra. Giunge quindi lo Scherzo, non propriamente piccolo e tenero, se addirittura qualche commentatore vi ha percepito degli accenti «mefistofelici»; ha un primo tema impetuoso e scuro a cui risponde il secondo, più dolcemente ansioso, ed entrambi vengono sviluppati e variati con estrema fantasia.

 

L’Andante introduce imprevedibilmente un secondo solista, il violoncello, quasi fosse il tempo lento di un doppio Concerto; a lui è affidata l’enunciazione del primo tema, un’espressiva cantilena ripresa subito dai violini, ma non dal pianoforte che gioca invece a tesserci intorno, come suggerisce Maurizio Giani, una sorta di ghirlanda sonora. Il Concerto si chiude con un amabile Allegretto grazioso dallo spirito squisitamente classico, segnato a tratti da una strumentazione chiara e trasparente, a tratti da uno slancio di puro spirito tzigano.



M° James Feddeck

Direttore d'orchestra

 

James Feddeck sta rapidamente diventando uno dei più importanti direttori d’orchestra di oggi, imponendo il suo talento sia al di qua sia al di là dell’Atlantico. Nelle ultime due stagioni, Feddeck ha debuttato con importanti orchestre europee e nordamericane: la Chicago e la Los Angeles Chamber, la Ottawa NAC, le orchestre sinfoniche di Atlanta, Houston, Vancouver, Milwaukee e la BBC Symphony Orchestras, la Deutsche Oper Berlin - in collaborazione con il Bejart Ballet - e le orchestre filarmoniche di Tampere e Helsinki. Nella stagione 2015/2016 si contano i debutti con la Minnesota Orchestra, con le orchestra sinfoniche di Detroit e Toronto, con la City of Birmingham e la RTÉ National Orchestra, con l’Orchestre de Chambre de Lausanne, la Royal Stockholm, la Royal Flemish, la Brno Philharmonic Orchestra, l’Orchestre National de Lyon, la Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino e presso il Grand Teton Music Festival. Oltre alle collaborazioni con la Cleveland Orchestra al Blossom Festival e con la Chicago Symphony Orchestra, Feddeck ha diretto la Royal Scottish National Orchestra e la Residentie Orkest. La scorsa stagione ha debutatto in Italia, a Milano, con l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. Vincitore del prestigioso Solti Conducting Award nel 2013, Feddeck è Direttore Assistente a Cleveland, dove ha diretto concerti sinfonici e collaborato alla realizzazione di due nuove produzioni: Don Giovanni e Carmina Burana. Prima di questo impegno ha studiato con David Zinman all’Aspen Music Festival and School, dove ha vinto l’Aspen Conducting Prize nel 2008. Oltre ad essere direttore d’orchestra, James Feddeck è un eccellente organista che ha tenuto recital in Europa e in Nord America. Ha studiato oboe, pianoforte, organo e direzione presso l’Oberlin Conservatory of Music, dove, nel 2010, ha conseguito l’Outstanding Young Alumni Award.

 

Nicholas Angelich

Pianoforte solista

 

Nato negli Stati Uniti nel 1970, Nicholas Angelich dà il suo primo concerto a 7 anni, e a 13 anni entra al Conservatorio di Parigi, dove studia con Aldo Ciccolini, Yvonne Loriod, Michel Beroff. Vince a Cleveland il secondo premio al Concorso Internazionale R.Casadesus, e il primo premio al Concorso Internazionale Gina Bachauer. Riceve inoltre in Germania il premio per giovani talenti del Klavierfestival Ruhr. Nel 2013 riceve il titolo di Solista dell’Anno ai Victoires de la Musique Classique.

Grande interprete del repertorio classico e romantico, ha eseguito l’integrale de Les Années de Pèlerinage di Liszt. Ugualmente appassionato della musica del XX secolo, interpreta Messiaen, Stockhausen, Boulez, Tanguy, Mantovani, Henry. Nel 2003 debutta con la New York Philharmonic e Kurt Masur. Sempre sotto la sua direzione ma con l’Orchestre National de France, prende parte a una tournée in Giappone. Vladimir Jurowski lo invita nel 2007 ad aprire la stagione a Mosca con l’Orchestra Nazionale Russa.

Si è esibito con le maggiori orchestre internazionali, tra cui Boston Symphony, Philadelphia Orchestra, Los Angeles Philharmonic, Orchestre di Bordeaux, Strasburgo, Monte-Carlo, Orchestre National de France, Orchestre Philharmonique de Radio France, Orchestre de Chambre de Lausanne, Orchestra della Svizzera Italiana, Frankfurter Hessischer Rundfunk, SWR Baden-Baden, Royal Philharmonic Orchestra, London Symphony, Royal Scottish National Orchestra, Japan Philharmonic, Hong Kong Sinfonietta, Rotterdam Philharmonic, Mahler Chamber Orchestra, Orchestra del Teatro Mariinsky, Tonhalle di Zurigo, sotto la direizone, tra gli altri di: Charles Dutoit, Vladimir Jurowski, Marc Minkowski, Gianandrea Noseda, Paavo e Kristian Järvi, Kurt Masur, Myung-Whun Chung, Daniel Harding, Sir Colin Davis, Valery Gergiev, John Nelson, Lawrence Foster, Krzysztof Urbanski.

In recital e musica da camera lavorato con artisti quali Martha Argerich, Gil Shaham, Yo-Yo Ma, Joshua Bell, Maxim Vengerov, Akiko Suwanai, Renaud e Gautier Capuçon, Leonidas Kavakos, Julian Rachlin.

La sua ricca discografia comprende, tra gli altri, un recital Rachmaninov, un recital Ravel, Les Années de Pèlerinage di Liszt (Choc Année 2004/Monde de la Musique) e un recital Beethoven (Choc Année 2005/Monde de la Musique).


Orchestra I Pomeriggi Musicali

 

27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokov’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di  Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.

 


 



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