TEATRO DAL VERME
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

74ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali Ritratti d'Autore



Direttore e pianoforte: Louis Lortie

Orchestra I Pomeriggi Musicali

PROGRAMMA

5° ritratto: Wolfgang Amadeus Mozart II (1756-1791)


 

Wolfgang Amadeus Mozart

La clemenza di Tito, ouverture

 

Concerto per pianoforte e orchestra n. 24 K491

in do minore

Allegro

Larghetto

Allegretto

 

* * *

 

Wolfgang Amadeus Mozart

Concerto per pianoforte e orchestra n. 27 K595

in Si bemolle Maggiore

Allegro

Larghetto

Allegro


Note di sala a cura di Gaia Varon

 

«Un’opera di grazia squisita e di un tedio quasi senza remissione». È questa la franchezza con cui si esprime il musicologo americano Charles Rosen a proposito della Clemenza di Tito, ultima opera di Mozart andata in scena a Praga il 6 settembre del 1791. Un’opera seria, genere che nel catalogo del compositore mancava dall’Idomeneo di dieci anni prima, ma a cui egli ritornò in occasione dei festeggiamenti per Leopoldo II, incoronato imperatore di Boemia nel 1790. Certo si tratta di un’opera d’occasione, come in effetti si avverte ascoltando la sua ouverture, dal carattere quasi indefinito rispetto alle altre scritte da Mozart in quegli anni: una fanfara iniziale ricorda l’attacco della precedente Sinfonia in Do Maggiore (K 338), cui segue un primo tema di note puntate, molto semplice. Tutto farebbe pensare a un’opera composta in fretta e furia, come in effetti avvenne, ma basta l’enunciazione dei legni del secondo tema, nobile e delicato, per essere contraddetti. Dopo il rapido sviluppo, al momento della ripresa, i due temi vengono curiosamente invertiti, a dimostrazione di quanto Mozart non si sia mai limitato a un mero riadattamento del materiale e delle strutture usate in precedenza, nemmeno quando si trovava sotto pressione per una committenza.

 

Ma più che in un’opera seria, la vena tragica di Mozart è emersa pienamente in altre pagine, come nel Concerto per pianoforte in do minore (K 491), il cui spigoloso tema principale del primo movimento, fatto di seste ascendenti e seconde discendenti, presenta un’insolita concisione, dal profilo quasi haydniano, con un carattere difficile da trovare in altre pagine del compositore di Salisburgo. Anche le dimensioni dell’Allegro non sono quelle tipiche di un concerto di Mozart: dopo l’esposizione dell’orchestra, al solista ne toccano addirittura altre due prima dello sviluppo, scelta inconsueta rispetto allo svolgersi tipico della forma sonata classica, anche se vale la pena sottolineare come in questo movimento le scelte strutturali siano una logica conseguenza del carattere specifico del materiale musicale utilizzato: non bisogna credere che Mozart avesse improvvisamente deciso di ricercare a tutti i costi una superflua originalità solo per il gusto di sperimentare. I successivi due movimenti, senz’altro meno innovativi, non hanno nulla da invidiare al primo quanto a grazia e bellezza dell’invenzione melodica. In particolare, riguardo al secondo movimento, Alfred Einstein commenta la «pura e commovente tranquillità» delle sue atmosfere: un Larghetto in Mi bemolle Maggiore che si apre con un tema di toccante semplicità, quasi un sospiro di sollievo dopo le complessità ascoltate in precedenza. Infine, l’Allegretto con cui si chiude il concerto è composto da un tema vagamente militaresco in do minore seguito da otto variazioni in cui, per quanto la scrittura si complichi, non c’è mai un momento in cui si perda l’orientamento rispetto al motivo principale. Per la sua natura «tragica e appassionata», Einstein commenta la difficoltà di immaginarsi l’espressione sulle facce del pubblico viennese all’ascolto di questo concerto, forse il più stupefacente mai scritto da Mozart.

 

La serie dei ventisette concerti per pianoforte si chiude definitivamente nel 1791 con il Concerto in Si bemolle Maggiore (K 595), che presenta la stessa vena intima di tante pagine dell’ultimo Mozart – basta pensare, per fare un esempio, al Concerto per clarinetto (K 622). Messo da parte qualsiasi virtuosismo, il confronto tra solista e orchestra ha i toni leggeri e affabili di un dialogo privato, fin dal primo movimento, con un atteggiamento quasi più cameristico che sinfonico che trova conferma nella riduzione dell’organico. Il canto sembra non voler mai cessare, con i sottili stratagemmi che Mozart utilizza perché si prolunghi indefinitamente senza che sia possibile stancarsi di una melodia tanto aggraziata, senza che la soglia di attenzione possa mai affievolirsi. La dolcezza e levità dell’Allegro, richieste sia al pianista sia all’orchestra, sembrano a prima vista prive di qualsiasi ombra. Invece il brano è cosparso di invisibili dissonanze, di sottili contrasti tra maggiore e minore, di impercettibili cromatismi che cercano di travestire il dolore di un passaggio, di mitigare l’incertezza di una modulazione senza tuttavia cancellarla. Nemmeno le lontananze di tonalità raggiunte nello sviluppo riescono però a turbare la grazia di cui è rivestito l’intero concerto. Il successivo Larghetto non potrebbe essere meno complesso dal punto di vista delle armonie, come se Mozart non avesse intenzione di sporcare la semplicità di una linea melodica tra le più pure mai scritte. Il tema dell’Allegro finale è legato al Lied Sehnsucht nach dem Frühlinge (K 596), che segue questo concerto nel catalogo Köchel, e viene da chiedersi se Mozart sapesse che non avrebbe visto un’altra primavera – letteralmente il titolo del Lied significa «Nostalgia di primavera» –, dato che molto probabilmente l’esecuzione di questo concerto fu una delle sue ultime apparizioni in pubblico. Le continue pause e interruzioni del terzo movimento contribuiscono all’effetto giocoso e quasi comico di un finale di concerto la cui poetica serenità espressiva non riesce a nascondere del tutto la sua vena malinconica. Dopo la cadenza – scritta da Mozart stesso, come quella del primo movimento – il solista si ferma come per un ultimo momento introspettivo prima che il tema ripassi in orchestra con tutta la sua spensierata, impertinente, forse simulata festosità.


M° Louis Lortie

Direttore d'orchestra e pianoforte solista

 

Il pianista franco-canadese Louis Lortie è rinomato in Europa, Asia e Stati Uniti soprattutto per la ricerca di un’originalità interpretativa figlia di un ampio repertorio più che per la specializzazione in un unico stile. The Times, descrivendo il suo stile come “puro ed immaginifico”, ha trovato in Louis Lortie una “combinazione di spontaneità e maturità che solo i grandi pianisti hanno”.

Di recente ha collaborato con la Sinfonica di Chicago, la Sinfonica di Sydney, la Royal Philharmonic, la Sinfonica di Boston, la Filarmonica di Hong Kong, la Filarmonica di Varsavia, ed ha tenuto tournée con la  Gewandhaus di Lipsia, la Filarmonica della Scala e la Beethoven Orchester Bonn. Impegni futuri prevedono la Philadelphia Orchestra diretta da Yannick Nezet-Seguin e la Sinfonica di Montreal diretta da Sir Andrew Davis, la OSESP Sao Paulo, la Sinfonica di Berlino con Sir Mark Elder, la Sinfonica di Adelaide. Nel campo dei recital, Louis Lortie si è esibito alla Wigmore Hall di Londra, ad Aldeburgo e a San Paolo; ha portato il suo progetto Chopin a Toronto, Ottawa, Atlanta, Montreal, Vancouver, Seattle, La Jolla, Berlino, Bonn, Rheingau e Firenze.

Louis Lortie è stato nominato Artist in Residence della Sinfonica di Shanghai per la stagione 2017-2018, durante la quale sono previsti tre periodi di ‘residenza’ e un tour comprendente concerti nel Tibet.

Louis Lortie ha collaborato con famosi direttori d’orchestra tra cui Riccardo Chailly, Lorin Maazel, Jaap Van Zweden, Kurt Masur, Seiji Ozawa, Charles Dutoit, Kurt Sanderling, Neeme Järvi, Sir Andrew Davis, Wolfgang Sawallisch, Sir Mark Elder, Hannu Lintu e Osmo Vänskä. Si esibisce come direttore/solista con moltissime rinomate orchestre.

Louis Lortie ha al suo attivo più di quarantacinque registrazioni per l’etichetta Chandos, con un repertorio che spazia da Mozart fino a Stravinsky, oltre all’integrale delle Sonate di Beethoven e gli Années de pèlerinage di Liszt. Nel 2012, il suo album con le opere di Chopin è stato nominato tra le migliori registrazioni dell’anno dal New York Times. La registrazione delle “Variazioni Eroica” op. 35 di Beethoven ha vinto il Premio Edison. Il CD delle opere di Schumann e Brahms è stato nominato come uno dei migliori CD dell’anno dal BBC Music Magazine, che ha anche nominato il suo disco degli studi di Chopin una delle “50 registrazioni di pianisti superlativi”.

Le pubblicazioni più recenti hanno compreso i Valzer di Chopin e l’integrale delle opere per due pianoforti di Rachmaninov, registrate insieme ad Helene Mercier. Progetti futuri prevedono la registrazione delle opere per pianoforte e orchestra di Poulenc con la Filarmonica della BBC, le opere per pianoforte di Fauré e di Scriabin.

Per l’etichetta Onyx, Louis Lortie ha inciso due CD di grande successo con il violinista Augustin Dumay.

Louis Lortie ha studiato a Montreal con Yvonne Hubert, a Vienna con lo specialista di Beethoven Dieter Weber ed in seguito con Leon Fleisher. Ha debuttato con la Sinfonica di Montreal all’età di tredici anni. Nel 1984 ha vinto il Primo Premio del Concorso Busoni e si è contraddistinto al Concorso di Leeds. Nel 1992 è stato nominato Ufficiale dell’Ordine del Canada ed in seguito ha ricevuto sia l’Ordine del Quebec sia un dottorato onorario dall’Università di Laval.

Dall’ottobre 2016 Louis Lortie è Master in Residence alla Queen Elisabeth Music Chapel di Bruxelles.

 

Orchestra I Pomeriggi Musicali

 

27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokov’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di  Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.

 


 



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